Tagli agli interventi in aula Ora è scontro in Comune
Ortona, l’opposizione protesta con lo sciopero della parola: tutti in silenzio Sotto accusa il nuovo regolamento del consiglio: le modifiche penalizzano i cittadini
ORTONA. L’attesa è per domani quando, alle 20, è previsto il consiglio comunale nel corso del quale dai banchi dell’opposizione i consiglieri terranno lo sciopero della parola. Una protesta per dire no alla proposta di modifica del regolamento del Consiglio che taglia i tempi per gli interventi in aula dei consiglieri. Un accordo tra maggioranza e opposizione al momento sembra essere lontano.
Sono quattro i punti maggiormente contestati dalla minoranza e di cui abbiamo già dato conto nell’edizione di ieri del Centro. Entriamo però nel dettaglio delle eventuali modifiche che verranno apportate per capire meglio le idee dell’opposizione. Sul dimezzamento dei tempi degli interventi dei consiglieri comunali che diventerebbero dieci minuti per il primo intervento, cinque per il secondo e tre per la dichiarazione di voto, la minoranza parla di «un’irragionevole e ingiustificabile contrazione del diritto di parola dei consiglieri, che nasconde in modo inequivocabile l’intento di imbavagliare il dissenso».
C’è poi il discorso relativo agli emendamenti: non convince tra la minoranza la limitazione a due di questi che ogni consigliere potrebbe presentare alle proposte di delibera: «Come può giustificarsi tale limite di fronte a punti all’ordine del giorno complessi e che ben potrebbero presentare più di due criticità rilevabili in sede di Consiglio comunale?» si chiedono. Sull’ordine di trattazione dei punti in discussione abbiamo ampiamente parlato ieri.
La maggioranza ha proposto che le interrogazioni dei consiglieri comunali rivolte a sindaco e assessori vengano trattate dopo la votazione delle proposte di delibera. In tal modo, secondo i rimostranti, sarebbe sufficiente per la maggioranza di turno abbandonare l’aula dopo il voto sulle delibere, facendo di conseguenza mancare il numero legale e provocando lo scioglimento della seduta. «Questo renderebbe impossibile ottenere risposta alle interrogazioni», dicono, «una gravissima lesione di un diritto di cruciale importanza». E infine, sempre in materia di interrogazioni, l’idea è che a quelle scritte dei consiglieri comunali, il sindaco e la giunta non debbano più rispondere entro l’attuale termine di 20 giorni, bensì entro quello di 30. «Una palese abnormità», tuonano dall’opposizione, «che mina la possibilità per i cittadini di essere informati in modo tempestivo su questioni rilevanti». Per questo, le modifiche sono contestate dalla minoranza che si farà “sentire” con il silenzio.

