Tagliati i fondi per i malati di Sla: senza rimborso chi li ha assistiti

Bando pubblicato in ritardo: se i pazienti sono deceduti i familiari non ricevono i soldi previsti D’Andrea (Isav): «Una cosa che succede solo a Chieti, in Abruzzo non ci sono altri casi del genere»
CHIETI. I fondi a sostegno dei malati di Sla non arrivano alle famiglie che ne hanno diritto, soltanto perché il Comune pubblica in ritardo i bandi. Tanto in ritardo che nel frattempo i beneficiari sono morti. È la denuncia che arriva dai microfoni del programma radiofonico “Mondo Sla” condotto da Lorenzo D’Andrea su radio Isav.
Sembrava risolto il problema dei ritardi del Comune nell’assegnazione dei fondi nazionali a sostegno della non autosufficienza, con tanto di rassicurazione del sindaco Diego Ferrara. E invece nulla da fare. A risollevare la polemica è stata ieri mattina la trasmissione radiofonica di D’Andrea che ha ospitato l’avvocato che si è occupato del caso Dario Antonaccio. La trasmissione della radio on line ha raccontato in sessanta minuti il caso di due malati di Sla che nel 2020 avrebbero avuto diritto ai fondi nazionali per la non autosufficienza le cui famiglie si sono viste negare il sostegno economico pensato perché questa categoria di malati «possa affrontare la vita con dignità», come ha sottolineato D’Andrea. È successo infatti che il Comune di Chieti, a capo dell’ambito distrettuale che distribuisce i fondi, ha pubblicato i bandi per poter accedere al sostegno economico solo un anno dopo, a fine 2021, ciò significa che poter avere concretamente i fondi si doveva attendere l’anno ancora successivo, il 2022. Nel frattempo, però, due dei beneficiari sono venuti a mancare e alle famiglie, che intanto hanno dovuto anticipare di tasca propria i soldi necessari, il Comune ha detto che non avrebbe dato nulla perché l’assegnatario appunto era venuto a mancare. Anche se nel 2020 era ancora in vita: uno di loro, infatti, è morto il 22 dicembre 2020 e l’altro il 3 aprile 2021.
Per cercare di risolvere la situazione è intervenuto l’avvocato Antonaccio che per prima cosa ha inviato due lettere al Comune, una il 16 agosto scorso e l’altra il 14 marzo scorso. «A febbraio», ha detto l’avvocato, «siamo stati ricevuti anche dal sindaco che ha mostrato piena comprensione delle nostre ragioni». «Sindaco che è stato gentile nell’accoglienza e nell’ascolto, ma si è fermato lì», ha rincarato la dose D’Andrea, «dalle parole non si è passati ai fatti. Abbiamo ancora tentato di interloquire con il Comune ma ci è stato risposto che non c’era il dirigente e che quindi non si poteva fare nulla. A causa dei ritardi del Comune, vengono penalizzate le famiglie. Questa è una cosa che succede solo a Chieti. In Abruzzo non ci sono altri casi di questo genere».
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