Taglio di erbe protette: la parola alla Cassazione

15 Giugno 2018

VASTO. È stato rinviato a giudizio per aver asportato la vegetazione dunale sottoposta a tutela utilizzando mezzi meccanici. È stato condannato, ma il reato rischia di prescriversi perché tra un...

VASTO. È stato rinviato a giudizio per aver asportato la vegetazione dunale sottoposta a tutela utilizzando mezzi meccanici. È stato condannato, ma il reato rischia di prescriversi perché tra un processo e l’altro sono trascorsi già cinque anni. Verrà scritta dalla Corte di cassazione la parola fine su una vicenda giudiziaria che vede protagonista il titolare di una struttura ricettiva. L’operatore turistico è stato condannato cinque anni fa dal tribunale di Vasto a 5 giorni di arresto e a una sanzione pecuniaria di 11mila euro, per aver posto in essere la violazione del taglio della vegetazione retrodunale in area Sic (Sito di interesse comunitario), così come verificato dalla polizia municipale. Ha impugnato la sentenza di primo grado e in appello ha ottenuto un piccolo sconto sulla pena pecuniaria, passata così da 11mila euro a 10.800 euro. Si è quindi rivolto alla Cassazione, tramite i suoi legali: la decisione degli “ermellini” è attesa proprio in questi giorni. Nel procedimento il Comune si era costituito parte civile. I fatti contestati, oggetto di tre gradi di giudizio, risalgono al 30 maggio 2012 e sono avvenuti a ridosso della pista ciclabile della Marina che costeggia un rarissimo ambiente dunale tutelato da leggi nazionali e comunitarie. Benché sia sottoposta a tutela, trattandosi di zona Sic (Sito di interesse comunitario) e di riserva marina, l’area continua ad essere oggetto di manomissioni con mezzi meccanici. Le dune continuano ad essere sotto assedio. Vegetazione tagliata e ruspe in azione sono, purtroppo, uno scenario consueto alla Marina.
L’ultima segnalazione risale a una settimana fa. Alcuni operatori turistici hanno tagliato la vegetazione oltre il consentito, provocando danni all’ambiente dunale e l’alterazione dello stato dei luoghi, come è stato accertato dalle guardie ecologiche volontarie. Dopo l’intervento è stato apposto un cartello con la scritta “area sottoposta a ripristino ambientale”. L’episodio, denunciato dal Centro, ha scatenato nuovamente le polemiche su quella delicata zona che continua ad essere priva del piano di gestione votato dalla giunta regionale lo scorso maggio, ma non ancora approvato dal consiglio regionale. Il provvedimento, che recepisce una direttiva dell’Ue del 1992, stabilisce gli interventi compatibili e quelli in contrasto con la protezione di quel prezioso ambiente dunale.
Il Comune è in procinto di varare un disciplinare elaborato con la collaborazione dell’Università del Molise, che, secondo i gestori della riserva (Wwf, Legambiente e Iaap), dovrebbe prevedere “regole chiare e scientificamente ineccepibili”. (a.b.)
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