Taranta Peligna si riappassiona alla sua antica tradizione tessile

19 Dicembre 2023

TARANTA PELIGNA. È stata costituita l’associazione “Tele di Taranta”, la sede è in via del Forno, l’obiettivo è far conoscere e apprezzare l’antica tradizione tessile di Taranta Peligna (famose le...

TARANTA PELIGNA. È stata costituita l’associazione “Tele di Taranta”, la sede è in via del Forno, l’obiettivo è far conoscere e apprezzare l’antica tradizione tessile di Taranta Peligna (famose le coperte dette le “tarante”). Giacomo Marinucci ne è l’ideatore. La coperta abruzzese è una tradizionale coperta realizzata a cominciare dall’Ottocento in alcuni Comuni della provincia, Palena, Fara San Martino, Torricella Lama dei Peligni e Taranta, appunto. Tutti paesi montani prossimi al fiume Aventino, ricchi di piante utilizzare per la tintoria. Altro indispensabile strumento per la loro realizzazione furono le gualchiere necessarie per infeltrire i panni di lana e renderli meglio lavorabili. Da qui la necessità della presenza dei corsi d’acqua. A Taranta in particolare i primi lanifici risalirebbero al Basso Medioevo. Le “tarante” erano portate in dote dalle neospose e si caratterizzano per i colori accesi, la pesantezza, i bordi ornati con frange di lana, per le decorazioni floreali, geometriche, e anche motivi angelici.
«L’associazione», precisa Marinucci che si occupa di tessuti dal 1982, «vuole riportare l’attenzione sulla tradizione tessile del territorio. Non solo coperte, ma il tessile visto in tutte le sue forme ed utilizzi». L’associazione nasce come un dono. «Mia mamma Gianna Di Donato è di Taranta», racconta il promotore dell’iniziativa, «e io ho costituito il sodalizio proprio il giorno del suo novantesimo compleanno, lo scorso 19 agosto. Taranta ha una storia tessile di tutto rispetto e l’ultimo dei lanieri è Gaetano Merlino. Oggi, con 40 anni di esperienza nel settore, mi sento di riportare al centro dell’attenzione un territorio che per centinaia di anni ha prodotto tessuti».
Nella sede di via Forno, di fronte alla chiesa, al piano superiore il ricco archivio (aprirà nelle prossima primavera) sarà rivolto a stilisti, scuole, aziende, storici, per nuove ispirazioni o per conoscere la magia dei fili che si intrecciano per formare le “tarante” e non solo. Al piano terra, e questa sarà una seconda fase, ci saranno dei telai, il primo si chiama “Rosetta” (dal nome di chi l’ha donato) per far vedere come si realizzava una coperta abruzzese. «Il segreto di una “taranta”» conclude Marinucci, «sono il disegno e mescola di colori, cosicché, anche se tu la dovessi vedere a New York, capisci che è del nostro territorio, della nostra gente».
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