Tarantini: riaprite le indagini sull’area pic-nic e attrezzata
PIZZOFERRATO. Chiede la riapertura delle indagini sulla costruzione dell’area attrezzata e per pic-nic di località Piana del Mulino. Carmine Tarantini, consigliere comunale di minoranza a...
PIZZOFERRATO. Chiede la riapertura delle indagini sulla costruzione dell’area attrezzata e per pic-nic di località Piana del Mulino. Carmine Tarantini, consigliere comunale di minoranza a Pizzoferrato, ha inviato una lettera, tra gli altri, al ministero dell’Ambiente, alla Soprintendenza ai beni ambientali, alla Procura della Corte dei conti d’Abruzzo e all’ufficio tecnico del paese. Su quell’opera furono realizzati successivamente due impianti fotovoltaici: attività, questa, sfociata in un’inchiesta della Procura con sette indagati.
Ma con la sua istanza, Tarantini chiede che sia fatta luce sulle opere precedenti a quelle del fotovoltaico, nel periodo che va dal 2005 al 2009. «Si segnalano», scrive Tarantini nella lettera, «una pluralità di reati commessi in violazione di normative di interesse statale e regionale». Le opere in questione, tecnicamente note come “Valorizzazione ai fini turistico ricreativi dell’asta fluviale del Sangro” sono costati 400mila euro: dalla Regione sono arrivati 320mila euro, dal Comune 60 mila euro e dall’ex Comunità montana altri 20 mila euro, «ma il contributo regionale», secondo quanto scrive Tarantini nella nota, «è stato ottenuto omettendo alla Regione l’assenza del parere preventivo e vincolante alla competente Soprintendenza, dell’autorizzazione provinciale per le opere inerenti l’attraversamento del Vallone San Domenico, dell’autorizzazione allo scarico (fosse Imhoff) e del parere del Comune di Gamberale per quella parte di opere che interessavano quel territorio».
Inoltre, sempre secondo il consigliere di minoranza Carmine Tarantini, il finanziamento è stato ottenuto omettendo alla Regione la contemporanea verifica demaniale che porterebbe alla indisponibilità delle aree oggetto dei lavori. Ancora: «le opere oltre che a costituire un abuso edilizio, risultano prive di accatastamento e di certificato di agibilità-abitabilità. Del resto», prosegue Tarantini, «risultava e risulta impossibile accatastare e certificare l’agibilità di opere abusive realizzate su terreni di cui non si aveva la disponibilità. Inoltre, la sentenza della Corte di Cassazione 48002/2010, terza sezione penale, stabilisce che si debba ritenere ultimato solo l’edificio concretamente funzionale e in possesso dei requisiti di agibilità-abitabilità. Essendo le opere della Comuntà montana abusive e mancanti di agibilità, esse a oggi costituiscono ancora un abuso per cui non è possibile definirsi una data ultimativa dei lavori».
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