Tari, Chieti tra le città più care d’Italia
Aumento record nel 2019: una famiglia di 4 persone paga 50 euro in più all’anno a fronte di una media nazionale di 3 euro
CHIETI. L’anno scorso una famiglia teatina di tre persone ha pagato 327 euro di bolletta dei rifiuti; quest’anno la stessa famiglia deve pagarne 371 (44 in più). Per una famiglia di 4 persone, la Tari passa dai 390 euro del 2018 a 440 (50 in più). L’aumento è ancora più pesante per una famiglia di 5 persone: 61 euro in più. È caro immondizia a Chieti: la città è al quinto posto in Italia per gli aumenti della Tari. In un anno le bollette sono salite del 14,6% a fronte di una media nazionale dello 0,9%: peggio di Chieti, soltanto Matera dove si registra un aumento del 19,9%, Catania (17,9%), Pistoia (16,2%) e Imperia (15,7%). La media italiana dice che le bollette aumentano di appena tre euro all’anno; a Chieti la cifra è di 50 euro. E la stangata non pesa solo sulle famiglie: per i bar, la bolletta prevede un aumento di oltre 200 euro; per ristoranti e pub quasi 400; per negozi di frutta e fiorai circa 200; stangata anche su imprese e artigiani.
È la Uil a fare i conti in tasca alle famiglie e alle attività elaborando i costi in 105 città capoluogo di provincia. In valori assoluti – per una famiglia di 4 persone che vive in un’abitazione di 80 metri quadrati – il costo maggiore nel 2019 si registra a Trapani con 550 euro medi l’anno, a Benevento se ne pagano 492 euro, ad Agrigento 470 euro, a Reggio Calabria e Salerno 461 euro, a Cagliari 447 euro, a Napoli 442 euro e a Chieti 440. In occasione del via libera agli aumenti, l’assessore all’ambiente della Lega, Alessandro Bevilacqua, ha parlato di «un lieve aumento» e di «oscillazioni minime». Per la stessa tipologia, si paga meno a Potenza:133 euro medi, cioè 307 in meno di Chieti. A Novara (164), a Belluno (170), a Macerata (179), a Pordenone (180), a Vercelli (183), a Brescia (184), a Trento e ad Ascoli Piceno (186), a Verona (189). Nel corso dell’ultimo anno, la Tari aumenta in 44 città, Chieti compresa; rimane stabile in 26 città, tra cui Milano, Roma e Bologna; diminuisce in 35 città, tra cui Cagliari, Firenze e Venezia.
I dati teatini sono lontani da quelli nazionali: «Le famiglie italiane», spiega la segretaria confederale Uil Ivana Veronese, «verseranno nel 2019 nelle casse comunali 302 euro medi, a fronte dei 299 euro dello scorso anno e dei 296 euro versati nel 2015».
Ma perché Chieti ha un primato alla rovescia? Gli aumenti sono legati al nuovo appalto dei rifiuti entrato in vigore da 5 mesi, che costa più del precedente, e ai debiti pregressi con la ditta Formula Ambiente di quasi 2 milioni (1.942.399 euro).
«L’andamento dei costi della Tari», dice Veronese, «dimostrano come quest’anno la pressione fiscale a livello locale aumenterà per le famiglie. Rimane il dato del costo molto alto di questa tassa, così come il tema dell’efficienza del servizio. Infatti, le tariffe della Tari devono assicurare effettivamente la copertura integrale dei costi sia di investimento sia di gestione del servizio e, più è alto il costo del servizio, troppo spesso a causa di inefficienze, tanto più saranno alte le tariffe. Inoltre», conclude la segretaria della Uil, «occorre anche intervenire sulla norma, risolvendo una volta per tutte il nodo dei crediti insoluti che pesano sul costo del servizio».
A Chieti sfiora il 18% l’aumento per le industrie: quelle con i capannoni di produzione, nel 2018, hanno ricevuto una bolletta di 2.581 euro mentre adesso l’importo sale a 3.044 euro. Tassa più salata anche per i negozi: abbigliamento, calzature, librerie, cartolerie, ferramenta e altre categorie l’anno scorso hanno pagato 711 euro, quest’anno ne pagano 822. Per le edicole, le farmacie e i tabaccai si va dai 342 euro del 2018 ai 397 di quest’anno.

