Tassa di soggiorno Già 30mila euro in fumo per i gettoni

4 Agosto 2018

Salta ancora l’accordo dopo 7 riunioni: la maggioranza litiga Gli unici a incassare sono i consiglieri. Di Paolo: è un’agonia

CHIETI. La tassa di soggiorno sembra l’emergenza di Chieti: l’introduzione della tassa sui turisti, finita al centro delle polemiche e rinviata dopo due consigli comunali, richiederà ancora riunioni su riunioni. Se in 6 mesi, la tassa di soggiorno avrebbe dovuto portare nelle casse disastrate del Comune circa 40mila euro, la verità è che per il 2018 non entrerà neanche un euro: anzi, soltanto per i gettoni di presenza da pagare ai consiglieri l’amministrazione potrebbe arrivare a spendere più di 30mila euro. Un disastro per un ente che deve fare fronte con una crisi di liquidità senza precedenti.
Finora, il dibattito sulla tassa di soggiorno – le tariffe previste sono un euro al giorno per i primi 5 giorni per gli hotel 4 stelle mentre per le altre strutture la cifra è di 0,70 al giorno, sempre per i primi 5 giorni – ha richiesto una seduta di giunta, 4 riunioni congiunte delle commissioni statuto e bilancio e due consigli comunali finiti in anticipo per la mancanza del numero legale. Ieri, dopo questo lungo iter, la tassa di soggiorno è tornata al centro di altre due sedute di commissione, statuto e bilancio, convocate congiuntamente per parlare di modifiche da introdurre al regolamento e discutere delle entrate.
Mai un argomento era stato discusso così tanto in Comune neanche fosse una grande opera. E dalla riunione doppia è emerso che il clima nella maggioranza resta ancora perturbato: la votazione sulla proposta di delibera si è chiusa 8-6 per l’opposizione. «Un’amministrazione sempre più in confusione e una maggioranza in ordine sparso senza una minima linea politica comune», commenta Bruno Di Paolo di Giustizia sociale. Oltre all’Udc anche Forza Italia, con il consigliere Maurizio Costa, si è riservata di esprimere la propria valutazione sulla tassa in consiglio comunale. «Strappi politici ormai all’ordine del giorno», dice Di Paolo, «che significano essenzialmente agonia istituzionale di un’amministrazione che non ha più nulla da dire e da offrire alla città. Il sindaco Umberto Di Primio farebbe bene a prenderne finalmente coscienza e trarne le dovute conseguenze». E il dibattito sull’imposta di soggiorno non è destinato a finire: a dare il via libera definitivo dovrà essere sempre il consiglio comunale. (p.l.)