Tasse al massimo, i negozianti: «Così c’è il rischio di chiudere»

Le associazioni di categoria lanciano l’allarme e chiedono di instaurare un tavolo con il Comune: «Non abbiamo più entrate, bisogna rateizzare i pagamenti e abbassare gli affitti. Basta sanzioni»
CHIETI. «Le tasse sono alle stelle: molti negozi rischiano di chiudere». È il grido d’allarme che arriva dai rappresentanti di categoria del commercio teatino all’indomani del consiglio comunale che ha approvato con 17 sì della maggioranza guidata dal sindaco Diego Ferrara (la minoranza abbandona l’aula senza votare) la delibera che conferma al massimo le tariffe di imposte, tasse locali e contributi per i servizi produttivi. «Un atto dovuto e conseguenza del dissesto», hanno sottolineato dal Comune, che però ora ricade sulle tasche delle attività.
TASSE AL MASSIMO
«La situazione è deleteria per le imprese che sono già allo stremo a causa del caro energia e gas che segnano un aumento del 40 per cento», dice Daniele Giangiulli di Confartigianato, «purtroppo si andrà a creare uno svantaggio competitivo per le piccole e medie imprese fuori dal confine comunale perché le disponibilità finanziarie a fine mese si riducono sempre di più». E anche i piccoli negozi, dal Colle allo Scalo, stanno registrando problemi a pagare con puntualità le tasse a causa delle scarse entrate. «Sono anni che i nostri tributi non sono proporzionati al volume di affari dei commercianti», spiega Marisa Tiberio di Confcommercio, «il commercio non sta vivendo un buon momento: la stagione non è andata bene per il cattivo tempo e la città si è spopolata per il troppo caldo. Così, ci troviamo a pagare sempre con più fatica gli alti costi dei tributi. Si riduce quella marginalità, già molto bassa, di guadagno sui prodotti della grande distribuzione. Non riusciremo ad andare avanti per molto».
LE RICHIESTE
I rappresentanti del commercio teatino lanciano un grido di allarme al Comune e chiedono condizioni migliori per pagare i tributi, anche favorendo nuove iniziative che possano incrementare le entrate in cassa. «A livello locale bisognerebbe incentivare l’apertura di nuove attività», propone Tiberio, «calmierare i costi degli affitti, riqualificare il centro storico e spostare l’attenzione sui negozi di vicinato». I rappresentanti si dicono, quindi, pronti ad aprire un tavolo con il Comune per trovare una soluzione a uno scenario che, per il commercio teatino, non sembra promettere bene. «È auspicabile che si ci sia un confronto», dice Letizia Scastiglia della Cna (Confederazione nazionale dell’artigianato e della piccola e media impresa) di Chieti, «imprenditori e artigiani sono già soffocati dal pagamento di una serie di adempimenti, obblighi e misure. Non è stata mai promossa una tassazione locale coerente con il loro impiego: lavorano per più di otto mesi l’anno solo per pagare tasse locali e fisco». Per Confesercenti la soluzione potrebbe essere quella di «aderire alla rottamazione delle cartelle delle tasse comunali», propone Marina De Marco, «ci sarebbe così del tempo in più per pagare gli arretrati e rateizzare con tempi più lunghi». Soluzione che scongiurerebbe l’arrivo di eventuali sanzioni. «Sono sempre più pesanti», prosegue De Marco, «tardando di un mese la scadenza si può pagare circa lo 0,4 per cento in più. Le attività commerciali già fanno fatica ad andare avanti. Noi commercianti, però, dobbiamo essere realisti perché, data la situazione economica di dissesto, non credo ci possano essere agevolazioni di nessun genere».
CHIUDONO I NEGOZI
Con le casse dei negozi messe in ginocchio, alcuni commercianti, per non accumulare ulteriori debiti, stanno decidendo di abbassare la serranda. «Riscontriamo un vuoto assoluto nell’affluenza e nelle vendite, manca la clientela», conclude De Marco, «sommersi dai debiti, chiudere potrebbe essere l’unica soluzione».
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