Tasse auto, Genovese patteggia due anni
L’ex titolare Aci non versò alla Regione 203mila euro, il collegio ha riconosciuto le attenuanti
LANCIANO. Il collegio del tribunale di Lanciano ha accolto la richiesta di patteggiamento e, concesse le attenuanti, ha condannato a due anni di reclusione, pena sospesa, Domenico Genovese, 66 anni, ex calciatore del Lanciano e responsabile del settore giovanile rossonero ed ex titolare della sede Aci frentana, accusato di peculato. Il procuratore Francesco Menditto, nel corso della discussione, aveva chiesto quattro anni, pena ritenuta ingiustificata dal collegio presieduto dal giudice Andrea Belli, il quale non ha accolto la richiesta di assoluzione dell’avvocato di Genovese, Michele Di Toro, ma ha accolto quella fatta in subordine, cioè il patteggiamento. Richiesta che, invece, era stata respinto dalla Procura in sede di udienza preliminare.
L’accusa di peculato nasce dal mancato versamento, da parte di Genovese, nelle casse della Regione di 203.673 euro della riscossione delle tasse automobilistiche relative alla terza settimana del gennaio 2013. L’ex titolare dell’Aci frentana avrebbe versato, come sempre, nel conto della Regione le tasse automobilistiche del mese, tranne quelle della settimana tra il 21 e il 27 gennaio 2013, creando così l’ammanco. Secondo la difesa, in realtà anche i soldi della terza settimana di gennaio sarebbero stati versati, ma la banca li avrebbe poi utilizzati per coprire un extrafido.
Ma per la Procura frentana Genovese, «in qualità di titolare della delegazione Aci di Lanciano e quindi pubblico ufficiale, avrebbe omesso alle casse della Regione il versamento settimanale». Come spiegato anche in aula dall’avvocato Di Toro, scoperto il problema, Genovese ha subito dato disponibilità alla Regione per il pagamento, versando 70mila euro in contanti, e messo a disposizione due immobili chiedendo una rateizzazione della restante somma. Ma la Regione ha rifiutato, volendo i soldi in contanti, nonostante la cifra fosse notevole.
«Questa situazione si discosta da quelle tipiche del peculato in cui c’è l’arricchimento personale», commenta il legale dell’uomo, «perché in questo caso i soldi non sono finiti nelle tasche dell’imputato, né tanto meno in investimenti, ma attratti dalle banche per debiti pregressi. Inoltre qui c’è l’atteggiamento risarcitorio e collaborativo di Genovese nel continuare a pagare la Regione. Per questo il collegio ha inteso riconoscere le attenuanti, che la Procura non aveva voluto concedere, e ammesso il patteggiamento».
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