Telefonini in carcere, si indaga sulle schede

26 Gennaio 2019

Gli investigatori pronti a passare al setaccio i tabulati. Protestano gli agenti: siamo pochi in servizio

LANCIANO. I sindacati di polizia penitenziaria tornano a chiedere organici adeguati e standard di sicurezza più elevati dopo il ritrovamento, nel supercarcere di Villa Stanazzo, di ben 7 telefoni cellulari nascosti nelle fogne. Tra questi anche microcellulari, grandi come accendini, in uso a detenuti della sezione alta sicurezza. «Senza l’incessante lavoro di controllo della polizia penitenziaria», nota Leo Beneduci, segretario generale Osapp (Organizzazione sindacale autonoma polizia penitenziaria), «il ritrovamento di “grappoli” di cellulari in carcere rappresenterebbe uno smacco alle regole primarie di una sicura detenzione. Con gli organici falcidiati dal precedente governo, garantire la sicurezza non può essere un lavoro miracoloso della polizia penitenziaria».
«Giù le mani dalla polizia penitenziaria, ultimo baluardo della sicurezza nelle carceri», dice Piero Di Campli del Sappe (Sindacato autonomo polizia penitenziaria), «con pochi uomini e scarsi mezzi a disposizione cerchiamo di far sentire la presenza dello Stato. A Lanciano gli agenti sono 135 solo sulla carta, effettivi ne siamo rimasti 122. Anche le 7 unità distaccate per il nuovo reparto sono tornate nelle sedi di appartenenza. Siamo veramente in difficoltà».
Le indagini sul ritrovamento dei 7 cellulari in carcere – che di per sé non configura reato, ma illecito amministrativo – continuano con l’analisi delle sim card, per verificare l’uso che ne è stato fatto. «Siamo sicuri che adesso verranno intraprese tutte le azioni necessarie, disciplinari e nel caso anche penali», dice il segretario generale regionale Uilpa-polizia penitenziaria, Ruggero Di Giovanni, «affinché tali azioni vengano ricondotte ai pochi detenuti che, evidentemente, non ritengono di voler seguire il percorso che lo Stato gli mette a disposizione per il loro futuro reinserimento nella società. Questi fatti non fanno altro che rafforzare la nostra tesi, ovvero che non ci può essere trattamento senza la necessaria sicurezza. Purtroppo aggressioni in aumento ai danni della polizia penitenziaria e rinvenimenti continui di telefonini negli istituti ci lasciano perplessi e preoccupati: l’amministrazione penitenziaria dovrà prendere in considerazione l’idea di modificare l’attuale organizzazione, adeguando gli organici alle reali necessità e riportando gli standard di sicurezza a livelli superiori a quelli attuali».
Stefania Sorge