Tentano di estorcere 8 milioni di euro a Sigismondi e ai suoi avvocati: 4 nei guai

29 Febbraio 2024

Scoperto un piano criminale per costringere a pagare il senatore, finito nel mirino nella veste di consulente del tribunale: gli accusati hanno avviato azioni giudiziarie palesemente infondate per intimidirlo e spingerlo a versare maxi risarcimenti

VASTO. Un piano criminale per estorcere 8,1 milioni di euro al senatore di Fratelli d’Italia Etelwardo Sigismondi e ai suoi avvocati Massimo Manieri e Luca Meogrossi. Lo hanno scoperto la procura di Vasto e i carabinieri: in quattro sono ora accusati di aver attivato azioni giudiziarie palesemente infondate nei confronti del noto politico e dei due legali con l’unico fine di intimidirli e costringerli a corrispondere somme di considerevole importo. Gli indagati non hanno raggiunto l’obiettivo «per cause indipendenti dalla loro volontà, ovverosia per il rifiuto opposto dalle persone offese». Sigismondi risulta vittima non nella sua veste istituzionale, ma di consulente tecnico d’ufficio (ctu) del tribunale di Vasto nell’ambito di un procedimento esecutivo immobiliare, incardinato nel 2017, relativo al pignoramento di un immobile: si tratta di un incarico affidato ben prima della sua elezione a parlamentare, avvenuta nel settembre 2022.
GLI INDAGATI
Nei guai sono finiti l’avvocato Fulvio Covino, 56 anni, originario di Napoli e residente a Vasto; Luigi Ferretti, 78 anni, nato a San Paolo di Jesi e domiciliato a Cupello; e i coniugi vastesi Franca Desario (proprietaria dell’immobile pignorato) e Francesco Baldassarre, 59 e 58 anni: tutti accusati di tentata estorsione aggravata, sono stati sottoposti alla misura cautelare del divieto di dimora in Abruzzo e Molise. Nei confronti del primo indagato è scattata anche l’interdizione all’esercizio della professione forense per la durata di dieci mesi. Covino e Ferretti devono rispondere pure di calunnia. Il provvedimento è stato firmato dal giudice Anna Rosa Capuozzo su richiesta del pubblico ministero Vincenzo Chirico.
IL PIANO CRIMINALE
«È emerso con tutta evidenza», scrive il giudice, «il collaudato piano criminoso ideato dall’avvocato Covino e da Ferretti che, con la complicità di Desario e Baldassarre, si sviluppa nel seguente modo: innanzitutto, Ferretti si dichiara cessionario di fantomatici e non meglio precisati diritti dei due coniugi relativi ai danni di qualsiasi genere e da chiunque provocati; l’avvocato Covino, difensore di fiducia della coppia, invia alle vittime prescelte richieste risarcitorie in denaro al fine di indurle a risolvere in via amichevole le vicende controverse. A questo punto, a fronte del rifiuto delle persone offese di aderire alle proposte risarcitorie, Ferretti e Covino promuovono una serie di singoli giudizi privi di qualsiasi fondamento, richiedendo cifre milionarie per situazioni giuridiche attive inesistenti».
LE ACCUSE
Dall’esame della documentazione acquisita dagli investigatori «emerge con evidenza l’infondatezza giuridica delle pretese e il chiaro intento di costringere le vittime a pagare somme di denaro mediante reiterate e persuasive diffide nonché atti giudiziari. Significativo è l’ammontare complessivo delle cifre milionarie richieste dagli indagati a titolo risarcitorio pari a 8.100.000 euro». In altre parole: «L’utilizzo della fantomatica cessione di diritti inesistenti e dello strumento dell’atto di citazione quali mezzi vessatori ed estorsivi è dimostrativo della pericolosità degli indagati, che utilizzano in modo del tutto illecito e strumentale la macchina della giustizia e il relativo sistema di tutela dei diritti nel deplorevole tentativo di conseguire indebitamente somme di danaro spropositate, azionando una moltitudine di giudizi dall’esito scontato. Appare evidente, dunque, come la condotta degli odierni indagati vada a delegittimare e a intralciare l’amministrazione della giustizia». Le vittime non sono state casuali: «Si tratta di persone particolarmente facoltose, verosimilmente scelte con cura al fine di accrescere la probabilità di conseguire profitti illeciti».
«RICHIESTE INFONDATE»
Tutto è cominciato nel novembre 2021, quando Covino ha firmato un atto di citazione – per conto di Ferretti – accusando ingiustamente Sigismondi dei reati di diffamazione e illecito trattamento di dati, nello specifico per avere, in occasione di un sopralluogo, fotografato in modo abusivo gli ambienti dell’immobile pignorato, pubblicando poi le immagini su un sito web. Da qui, sono seguite ulteriori azioni giudiziarie «palesemente infondate» con le richieste di risarcimento danni per complessivi 5 milioni di euro nei confronti di Sigismondi, 2,1 milioni nei confronti dell’avvocato Manieri e un milione nei confronti dell’avvocato Meogrossi, ovvero i due legali che hanno assistito il senatore. In realtà, come specificato dal giudice, «Sigismondi ha svolto tutte le attività necessarie a rispondere ai quesiti formulati dal giudice delegato agendo nel pieno rispetto dell’incarico da quest’ultimo ricevuto». Secondo il gip, «il fatto che le condotte delittuose poste in essere non siano occasionali ed estemporanee, ma costituiscono manifestazione di “prassi” operative ben collaudate, denota una particolare spregiudicatezza degli indagati e il loro spessore criminale». La misura cautelare è stata adottata «per recidere il radicato collegamento con il territorio abruzzese dove hanno finora operato». I quattro, difesi dagli avvocati Antonino Cerella, Angelo Tascone e Maria Angelica Argentieri, potranno respingere le accuse nell’interrogatorio.