Terna spiega il progetto nella città del no

Open day per illustrare i cantieri avviati. Registrati i nomi dei partecipanti: «È per essere più precisi nei dettagli»
LANCIANO. È andato di scena ieri, dalle 10 del mattino e fino a sera inoltrata, l’Open day Terna, giornata informativa per illustrare alla cittadinanza l’elettrodotto Villanova-Gissi, progetto da 80milioni di euro spesi solo per il territorio abruzzese che rientra in un più generale piano di sviluppo di Terna in Italia che interessa 8,1 miliardi di euro con la costruzione di 4mila chilometri di nuove linee elettriche e 110 nuove stazioni. In Abruzzo il progetto coinvolge 16 comuni, ed è stata molto alta finora l’opposizione da parte di associazioni e comitati ambientalisti e di difesa del cittadino e dei proprietari terrieri che dovranno ospitare i piloni e i tralicci di una rete elettrica da 380mila volt in doppia terna con pali alti fino a 75 metri. L’Open day Terna è arrivato, tuttavia, troppo tardi rispetto alle esigenze e alla sete di informazioni dei cittadini. Il progetto è stato presentato nel 2009. Ad oggi, in piena fase realizzativa dell’opera, sono partiti già decine di cantieri e centinaia sono i contratti già sottoscritti dalla società dopo aver contattato proprietario per proprietario. I camion sono già arrivati nei luoghi interessati e gli scavi sono già iniziati. «Non c’è più nulla da capire», protesta un cittadino, «l’opera si farà, cosa possono spiegarci ormai?».
La giornata. Il Comune di Lanciano, che ha ospitato l’Info day nel Polo museale di via Santo Spirito, non è stato scelto a caso. Assieme ai comuni di Castel Frentano e Paglieta, è stato tra gli enti che hanno fatto opposizione al progetto e, molto probabilmente, specificano gli esponenti di Terna, non riceverà nemmeno l’ecoristoro previsto per i Comuni che hanno invece stipulato la convenzione con Abruzzoenergia, titolare del procedimento. È proprio a Lanciano che Terna vuole spiegare le ragioni della sua opera. E i responsabili Terna sono arrivati in forze. Dentro e fuori il Polo museale c’erano almeno una ventina tra referenti dell’azienda, personale della sicurezza interna e hostess per la registrazione dei nomi chiesta a tutti i partecipanti della giornata. «È perché ci sono parecchi aspetti da spiegare e noi vogliamo essere il più precisi possibile», spiega Adel Motawi, dirigente Terna responsabile autorizzazioni e concertazione. I toni sono volutamente pacati e assertivi. Grande peso viene dato alle parole. I piloni ad esempio, vengono chiamati “sostegni”, le contrattazioni con i privati “concertazioni”.
Il deficit energetico. «L’Abruzzo», prosegue Motawi, «è una tra le regioni italiane con il maggior deficit elettrico, con una differenza tra energia richiesta e quella prodotta di circa il 33%». I dati provengono da un ufficio Terna che però è anche un distaccamento Istat essendo Terna un concessionario pubblico e proprietaria della rete di trasmissione nazionale. Ad avere più bisogno di energia sono le industrie che su quasi 7miliardi di kilowatt di energia richiesta ne utilizzano il 41,9%. «Società come Sevel», spiega Massimo Di Cintio, responsabile della comunicazione per Terna, «hanno chiesto in tutte le sedi, quella regionale soprattutto, di avere un servizio energetico efficiente».
I campi elettromagnetici. «I limiti di esposizione e i valori di attenzione stabiliti dalla legge italiana», spiega Terna, «sono fortemente cautelativi essendo rispettivamente di 10 e 33 volte più bassi rispetto alla raccomandazione dell’Europa e di 20 e 66 volte inferiori rispetto ai valori di riferimento dell’Icnirp, la Commissione internazionale per la protezione dalle radiazioni non ionizzanti. Fa più male la vicinanza con uno smartphone».
I cavi interrati. Perché non si utilizzano cavi interrati invece che piloni alti oltre 70 metri? «Si tratta», affermano i tecnici Terna, «di valutazioni sull’affidabilità dei collegamenti in cavo: il numero dei guasti per la linea interrata è di uno ogni 1,5 anni con 600 ore per il ripristino del guasto. Per la linea aerea si parla di un guasto ogni 7 anni e di 8 ore per il ripristino».
Le frane e gli smottamenti. «Costruiamo in aree umide come la laguna di Venezia o le risaie in Lombardia», sottolinea Terna, «e l’Autorità di bacino per l’Abruzzo ci ha fatto fare analisi molto precise con simulazioni dell’innalzamento dei fiumi di tre metri. Anche per le frane il rischio è stato calcolato: le fondamenta dei sostegni vanno a 30 metri di profondità e oltre ad essere sicure costituiscono anche un freno allo smottamento del terreno».
Daria De Laurentiis
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