Terreni ex Burgo «Stanno prevalendo interessi speculativi»

L’ingegnere Merlino (In.Te.) incontra gli ex lavoratori «Oggi scade l’opzione per vedere che cosa vogliono fare»
CHIETI. Nella gestione dei terreni ex Burgo stanno prevalendo «interessi speculativi», rispetto a quelli «dei lavoratori della Burgo che hanno perso il lavoro e che soffrono questa situazione sempre più grave, ora che non hanno più incentivi e prospettive». Non fa sconti l’ingegner Domenico Merlino dopo aver incontrato alcuni componenti del Comitato ex lavoratori Burgo che sono andati a trovarlo per avere lumi sulla situazione del progetto In.Te. che sta portando avanti ormai da anni. Si tratta di un progetto che prevedeva l’insediamento di aziende sui terreni dismessi, con la garanzia che avrebbero provveduto a riassumere i lavoratori espulsi dalla Cartiera Burgo, storica azienda della Val Pescara.
«Ho incontrato i lavoratori ex Burgo», spiega Merlino, «che si sono riuniti in comitato, proprio per fare chiarezza, almeno da parte mia, sulla situazione che si è creata. Ho detto loro che mi è giunta comunicazione ufficiale da parte della Burgo di mettermi da parte, perché il terreno che la fabbrica ha reso libero è stato opzionato da un altro operatore, che non conosco, fino a oggi. Tutto questo ha avuto l’effetto di congelare tutta la situazione, rendendo al momento vani i sacrifici ed anche gli impegni assunti, a partire da quelli sottoscritti con gli accordi di programma. La cosa, infatti, che lascia perplessi», sottolinea l’ingegnere, «è che il progetto In.Te. è stato formulato e portato avanti di concerto con le istituzioni e nel pieno rispetto delle due leggi regionali che sono state fatte proprio in relazione alla vicenda dei terreni che si erano liberati con la chiusura dell’azienda. All’interno di queste leggi», spiega Merlino, «ci siamo sempre mossi per aprire la strada ad insediamenti che rispettassero quanto disposto a livello legislativo e che si impegnassero, tra l’altro, alla riassunzione di chi aveva perso il lavoro. Ripeto, ci siamo mossi nel rispetto degli accordi di programma e delle leggi, insieme a 14 aziende che avevano dato la loro disponibilità a insediarsi e dare occupazione. Tutto questo sembra ora non avere più valore. Ciò che a questo punto mi sento di dire con assoluta chiarezza», sostiene l’ingegnere, «è che se il gioco che si vuole fare non si svolge più nel rispetto delle citate leggi ma si propongono soluzioni diverse, non corerenti con quanto stabilito dalla Regione e dagli stessi accordi di programma, ci sono cose che cominciano a non tornare rispetto a come si era partiti e agli impegni presi su direttiva delle stesse istituzioni. Se infatti ora si parla di residenze e non più di aziende capaci di offrire lavoro e garantire un posto a coloro che con la chiusura della Burgo erano stati estromessi, si annulla tutto il gran lavoro fatto in questi anni per cercare di creare nuove occasioni di lavoro e andare incontro ai problemi di chi il lavoro lo aveva perso. In più si cambia tutto il quadro previsto, segnato, ripeto, da tanti incontri che ci sono stati, con il coinvolgimento di Regione, Comune, Consorzio Industriale e sindacati. Ai rappresentanti degli ex Burgo ho detto con chiarezz a come stanno le cose, con il rammarico che si rischia di vanificare tutto un lavoro che sembrava essere arrivato al punto di trasformarsi in realtà operativa».
A questo punto bisogna aspettare la scandenza di oggi per sapere quale futuro avranno i terreni ex Burgo? «La scadenza dell’opzione è un momento importante», conclude, «ma lo è ancora di più capire quali sono le intenzioni di chi ci governa sulla destinazione del territorio».
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