Thales emigra in Toscana? No grazie

Lolli e Di Primio scendono in campo e promettono interventi per salvare il posto di lavoro ai cento dipendenti
CHIETI. Regione e Comune scendono in campo a fianco dello stabilimento teatino della Thales. Lo hanno assicurato ieri ai lavoratori riuniti in assemblea il vicepresidente, con delega alle attività produttive, Giovanni Lolli e il sindaco, Umberto Di Primio. Entrambi hanno promesso impegno affinchè l’insediamento industriale rimanga a Chieti e non venga smantellato per essere spostato in Toscana, a Sesto Fiorentin. Notizia questa mai confermata dalla dirigenza, ma neanche smentita. Tra mobilità volontarie, dirigenti mandati via e mancato ricambio generazionale si assiste da tempo a un depauperamento del sito teatino che non promette nulla di buono. Per questo lavoratori e sindacati hanno deciso di chiedere aiuto alla politica. La richiesta è di cercare di cancellare un passato fatto di mancato radicamento dell’azienda sul territorio e di evitare che Thales disinvesta in Abruzzo a favore magari dello stabilimento toscano. ASSEMBLEA DEI LAVORATORI. All’assemblea dei lavoratori, svoltasi in uno strapieno salone della mensa, hanno partecipato le rappresentanze sindacali unitarie, il segretario provinciale della Cgil, Germano Di Laudo, Di Primio e Lolli. Alla vigilia si era parlato anche di un intervento del presidente della Regione, Luciano D’Alfonso, sostituito però dal suo vice. I sindacalisti hanno ripercorso la storia dell’azienda sin da quando nel 1971 il gruppo Telettra decise di aprire uno stabilimento allo Scalo che arrivò a contare oltre 650 addetti, contro il centinaio di oggi. Chiusa la Telettra, passando per Alcatel si arriva fino alla gestione della multinazionale francese che ha circa 67 mila dipendenti in tutto il mondo e un volume di affari di 14 miliardi di euro, lavorando nei settori dei trasporti, avionica, sicurezza, spazio e difesa.
«Il problema è che da qualche anno a questa parte, complice la crisi», ha detto il delegato rsu Simone Di Nisio, «il management di Thales Italia ha messo in campo una strategia di tagli che, però, non sembra coinvolgere alla stessa maniera tutti gli stabilimenti italiani». «Chieti ha dato sicuramente tanto in termini di posti di lavoro, pur essendo», ha assicurato Mario Pierdomenico della rsu, «una realtà florida, basata su innovazione e ricerca».
LE PROMESSE. «Faremo di tutto per rendere ancora più attrattivo questo sito industriale, in modo di inchiodare Thales a questo territorio», ha detto Lolli che a fine riunione ha incontrato anche il direttore della divisione difesa, Giovanni Cascella, «non si tratta di difendere solo i 100 posti di lavoro, più i 300 dell’indotto, quanto di non disperdere un patrimonio di alta specializzazione in un settore che rappresenta il futuro per la nostra regione». «Non voglio partecipare all’ennesimo funerale di un’azienda del nostro territorio», ha detto invece Di Primio, «per questo non offro solamente la mia solidarietà e la mia vicinanza ma metto a disposizione l’istituzione comunale perché sia partner attiva delle iniziative a difesa del sito Thales di Chieti».
IL MONITO DEI SINDACATI. In attesa di vedere se si riuscirà ad aprire un tavolo di confronto tra la dirigenza Thales e le istituzioni, i sindacati hanno lanciato il loro grido di battaglia: «All’azienda dico che qui non passeranno. Questa realtà non gliela faremo toccare. Stiano certi», ha concluso Davide Labbrozzi della rsu, «che siamo pronti a tutto».
Arianna Iannotti

