Timbra il cartellino ma parte per la vacanza

23 Novembre 2018

Dipendente dell’università d’Annunzio finisce a processo per truffa: incastrato da un esposto anonimo

CHIETI. Aveva abusivamente anticipato le ferie di un giorno e per questo aveva delegato un collega a timbrare il cartellino marcatempo. Ma lui, un dipendente dell’università d’Annunzio, era già in viaggio per il porto di Bari dal quale si sarebbe imbarcato sulla nave per la Grecia. Qualcuno lo ha denunciato alla polizia e ora P.D.B., 67 anni, difeso dall’avvocato Maria Rita Salute, si ritrova sotto processo per falso ideologico in atti pubblici e truffa aggravata ai danni dell’ateneo.
Nell’ottobre del 2015 le indagini della Digos partono da un esposto anonimo. Gli agenti accertano che, il 28 luglio dello stesso anno, P.D.B. aveva «attestato in modo falso» di essere sul posto di lavoro, timbrando ben 4 volte il cartellino nel corso della stessa giornata: alle 8,44, alle 13,30, alle 14,16 e alle 17,26, tanto per rendere il fatto più credibile. In realtà, si legge sul capo d’imputazione formulato dal sostituto procuratore Giancarlo Ciani, l’uomo «si trovava fuori sede». Infatti i poliziotti scoprono che, in orari concomitanti, il dipendente dell’ateneo era sull’autostrada A14 a bordo del suo camper, come dimostrano i passaggi del Telepass ai caselli di Dragonara e di Termoli. Quindi in serata era salito sul traghetto diretto a Patrasso, dopo aver superato alle 17,59 – insieme alla moglie – l’ultimo varco di sicurezza del porto barese. La conferma arriva dalla documentazione acquisita dalla polizia di frontiera e consegnata alla Digos teatina. Nell’esposto anonimo viene indicato anche il nome del presunto complice del dipendente infedele, una sua collaboratrice, ma i sospetti restano tali e non emergono elementi concreti per allargare ulteriormente l’inchiesta. Ascoltata dagli investigatori negli uffici della questura, la donna – pur avendo timbrato il cartellino in ben tre occasioni nel medesimo orario di P.D.B. – dichiara di non ricordare assolutamente di aver visto il suo capo ufficio.
L’episodio contestato è dunque uno solo, ma è sufficiente per fare scattare anche l’accusa di truffa perché il dipendente dell’università ha indotto «in errore la pubblica amministrazione procurandosi l’ingiusto vantaggio rappresentato dal pagamento di una prestazione lavorativa in realtà non eseguita». L’udienza di ieri mattina, davanti al giudice monocratico Chiara Di Gerio, è stata rinviata per l’astensione degli avvocati. Per l’accusa c’era il pm d’aula Natascia Troiano. Il processo ricomincerà il 7 novembre del 2019. (g.let.)
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