Torna il sit-in degli operai Chiesto aiuto ai sindaci

Sabato mattina nuova manifestazione davanti ai cancelli dell’ex calzificio Cgil, Cisl e Uil: il territorio scenda in piazza con noi e pretenda lavoro
GISSI. Una settimana fa hanno gridato la loro disperazione al presidente del Senato, Pietro Grasso, parlando con lui nell’aula del gonfalone del municipio di Vasto e invocando un’inchiesta su quella che, a loro giudizio, fu una riconversione truffa. Ne sono talmente convinti d’avere presentato un esposto in Procura. Dopodomani, 350 ex lavoratori della Golden Lady di Gissi, torneranno a protestare in contrada Terzi davanti a quella che continuano a ritenere la loro fabbrica. Invocano una nuova e vera riconversione. Chiedono allo Stato di accelerare i tempi e salvare 350 famiglie dalla disperazione. «Per il secondo anno consecutivo sotto il nostro albero di Natale c’è il nulla», affermano le maestranze.
Il sit-in. La protesta pacifica in Val Sinello sabato mattina comincerà di buonora. I lavoratori esporranno lo striscione con il quale hanno accolto l’arrivo a Vasto di Grasso con scritto sopra: “Golden Lady Gissi. 350 licenziati. Dopo la riconversione truffa tutti nuovamente licenziati”. «È importante che con loro sabato ci siano tutti i sindaci del Vastese. È il territorio che deve scendere in piazza. Sono le istituzioni che devono pretendere dal ministero il lavoro per questa vallata», affermano Arnaldo Schioppa (Uil), Franco Zerra (Cisl) e Giuseppe Rucci (Cgil). «Al governo Renzi chiediamo tre cose: l’occupazione, la legalità e trasparenza. L’occupazione perché riguarda 350 persone e le loro famiglie e un territorio che, senza la Golden Lady, rischia di spopolarsi; legalità e trasparenza perché veniamo da quella che riteniamo una riconversione truffa di fatto avallata dai ministeri. Le istituzioni e soprattutto i sindaci devono essere più vicini».
L’esposto e le indagini. La denuncia fatta al presidente del Senato e al comandante interregionale dei carabinieri, Franco Mottola, potrebbe avere un seguito. Grasso ha fatto sapere che ha intenzione di verificare quello che gli è stato detto alla presenza delle forze dell’ordine e del prefetto di Chieti, Fulvio Rocco De Marinis. Se così fosse, la vicenda potrebbe regalare nuovi colpi di scena. «Il nostro auspicio è che la Procura ci dia una mano a ristabilire la legalità. Quello che è accaduto è assurdo e doloroso», sbottano alcuni lavoratori.
La riconvocazione. Dopo il fallimento dell’ultima riunione convocata il 2 dicembre a Roma dal ministero dello Sviluppo economico e snobbata dalla Golden Lady e dai titolari delle aziende che, all’inizio, si erano dichiarate interessate alla riconversione, il vicepresidente della Regione, Giovanni Lolli, ha promesso di prendere in mano la vicenda per traghettarla verso una soluzione. Le maestranze, tuttavia, sono esasperate: non è escluso che prima di Natale decidano clamorose forme di protesta. «È assolutamente necessario stringere i tempi perché di tempo i lavoratori non ne hanno più. È necessario salvare il salvabile», insistono Cgil, Cisl e Uil. Dopodomani, quindi, riprende la battaglia. Per quasi un anno i lavoratori e i sindacati hanno creduto a nuove promesse che il 1° dicembre scorso, per l’ennesima volta, si sono rivelate un autentico flop. Adesso chiedono tutti soltanto certezze. «Lo ripetiamo: i sindaci ci aiutino a salvare il salvabile», insistono Rucci, Schioppa e Zerra.
Paola Calvano
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