Trabocco crollato, sequestrate le carte al sindaco indagato

19 Dicembre 2014

Blitz in municipio dei carabinieri della Procura di Lanciano: acquisiti delibere, perizie e carteggi Catenaro: «Ho fatto quanto era nelle mie possibilità. Sono tranquillo e ho fiducia nella magistratura»

SAN VITO. Crollo in mare del trabocco Turchino: perquisizioni e sequestro degli atti nell’ufficio tecnico del Comune e notifica al sindaco, Rocco Catenaro, di un avviso di garanzia per presunto reato ambientale, legato alla distruzione o alterazione di bellezze naturali soggetti a speciale protezione, oltre al presunto reato dell’obbligo giuridico di impedire l’evento, equivalente ad averlo cagionato in presenza di eventuali omissioni. Così ieri sono tornati in Comune i carabinieri della procura di Lanciano su disposizione del procuratore capo Francesco Menditto che sta indagando sul crollo del trabocco che D’Annunzio descrisse nel Trionfo della Morte, avvenuto nella notte dello scorso 26 luglio. Ieri Menditto ha chiesto l’acquisizione di tutti gli atti amministrativi in relazione all’indagine e ha fatto notificare dai carabinieri al sindaco Catenaro un avviso di garanzia per il presunto reato ambientale.

«Credo sia un atto dovuto in quanto sindaco», ha detto Catenaro, «mi è stato notificato l’avviso, poi i carabinieri hanno sequestrato tutti gli atti anche collaterali al trabocco. Delibere, documenti, i carteggi miei con gli sponsor, ai quali avevamo chiesto aiuto per ricostruire il trabocco. Hanno anche preso la perizia tecnica svolta per conto del Comune dall’architetto Anna Colacioppo, progettista dei lavori di ricostruzione del trabocco, che credo abbiano anche già ascoltato. Sono tranquillo e ho fiducia nella giustizia. Abbiamo fatto quanto era possibile. Avevamo anche il progetto pronto per la ricostruzione che dovrebbe iniziare a gennaio e spero che le indagini non lo blocchino. Purtroppo le intemperie e le condizioni del trabocco minato alle fondamenta non hanno resistito fino ai lavori».

Altri atti erano stati già acquisiti ad agosto dalla Capitaneria di porto di Ortona e riguardavano sia gli interventi di restauro effettuati nel 2004 dalla giunta dell’ex sindaco Teresa Giannantonio, sia l'attuale progetto di rifacimento voluto da Catenaro. Tutti documenti necessari per ricostruire la storia della macchina da pesca nata con la famiglia Di Cintio nel secolo scorso, venduta negli anni al 80 al Comune che per 20 anni lo fece accudire dal traboccante Franco Cicchetti. Che, con Antonio Verì, ne curò la ricostruzione nel 1987 e contribuì al restauro del 2004.

Sempre Menditto aveva anche disposto una perizia tecnica che accertasse le cause del crollo affidata all’ingegnere Enrico De Acetis, di Pescara. L’indagine è volta infatti a capire se si poteva evitare il crollo, se ci sono state ritardi sulle opere di manutenzione e se il crollo ha portato altri danni, all’ambiente, se i pezzi potevano essere recuperati. Il tutto alla vigilia dei lavori di ricostruzione, lievitati da 120 a 185mila euro comprensivi degli oneri per la sicurezza, l’Iva, di cui 100mila finanziati dalla Regione e il rimanente da sponsor privati.

Teresa Di Rocco

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