«Tradizione e orgoglio, è il nostro Venerdì Santo»

8 Aprile 2023

L’emozione della piccola Laura, per la prima volta tra gli oltre cento violinisti Tra la folla il figlio di Fraticelli: «Quella poesia di papà letta in diretta nazionale»

CHIETI. Tradizione, storia e sentimento. La Processione del Venerdì Santo come ogni anno è riuscita a oltrepassare i confini, attirando visitatori da ogni parte dell’Abruzzo e non solo. Un rito e un simbolo della città che ha radunato migliaia di persone nel silenzio rotto solo dal Miserere di Selecchy. Per i teatini non una processione ma la processione.
E quelle note, solenni e struggenti, hanno toccato le corde emotive di tutti: c’è chi ha registrato con il telefonino e chi ha chiuso gli occhi e si è lasciato trasportare dalle possenti e allo stesso tempo docili voci del coro. «Dà proprio l’idea di una Madonna che ha perso il figlio», commenta Maria D’Aristotile, «è struggente». Sono tante le emozioni che riesce a evocare il Miserere, facendo immedesimare ognuno in una sua atmosfera di devozione e passione. «Mentre ascolto medito e prego per tutte le cose brutte che accadono nel mondo», dice Nadia Lattanzio, che da 58 anni non perde l’evento. E poi c’è la commozione di chi riconosce tra quella lunga coda di cantori e musicisti familiari e amici. «È una grande emozione per me», sostiene Daniela Di Pasquale, mamma della piccola Laura per il primo anno al violino, «sono contenta perché la vedo felice».
Fascino e suggestione in un evento che è riuscito anche ad oltrepassare le vedute religiose. «Non sono credente ma è un evento che comunque sento vicino e che seguo per tradizione», afferma Mariarita Schiazza. «È un segno di identità per la città», aggiunge Sofia Angelucci, «seguo la processione da quando sono nata». Ieri era un giorno atteso da molti, soprattutto dopo le scorse edizioni che hanno visto la processione svolgersi in maniera ridotta e con limitazioni di accesso a causa delle regole anti-contagio. Quest’anno non c’è stata barriera che ha retto l’entusiasmo della folla, intrepida di rivivere a pieno le emozioni del suo Venerdì santo e della processione che da secoli contraddistingue il capoluogo teatino. Si narra sia la più antica d'Italia: la sua nascita risalirebbe all’842. E, da quell’anno, la cura e la passione nella preparazione, la rappresentazione del dolore e il sentimento sono sempre stati gli elementi portanti che la caratterizzano.
«È una tradizione per i cittadini che continua negli anni», racconta Luisa Presenza. Come se il tempo non scorresse mai: la processione scandisce gli anni, la vita della città e unisce tutti attorno al passaggio solenne del corteo. «Un evento fermo nel tempo», lo definisce Marcello Luberti, «sono spesso in giro per il mondo ma ogni Venerdì Santo ritorno a Chieti». Non c’è limite generazionale che tenga all’evento. Tanti i giovani tra il pubblico, anche loro con i telefonini in mano. «La città si riempie ed è bello vederla così. Sembra una festa», dice Valentina Patruno.
«Quanta ricurde fa vinì a la mente»: scriveva così Raffaele Fraticelli nella poesia “Vinirdì Ssante” proprio per indicare i tanti momenti che riaffiorano in molti al passaggio della processione. E ieri non è mancato il ricordo di suo figlio Paolo, presente anche lui all'evento. «Il contributo di mio padre è un punto fermo per questo appuntamento», dice commosso, «la poesia venne letta per la prima volta su programma nazionale nel 1953». E al passaggio delle confraternite sussulta anche il cuore di Vincenzina Di Tommaso: «Mi torna in mente quando da piccola avevo paura di vedere gli incappucciati».
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