Trafficante di cocaina si consegna dopo quasi sette mesi di latitanza

CHIETI. Si è costituito dopo essere atterrato in aeroporto con un volo di linea. Eno Veliu, albanese di 35 anni, è ora rinchiuso nel carcere di Pescara con la pesante accusa di essere un componente...
CHIETI. Si è costituito dopo essere atterrato in aeroporto con un volo di linea. Eno Veliu, albanese di 35 anni, è ora rinchiuso nel carcere di Pescara con la pesante accusa di essere un componente di primo piano di un’associazione a delinquere che trafficava cocaina ed eroina, come svelato dalla maxi indagine dei carabinieri del nucleo investigativo di Chieti sfociata, lo scorso 31 ottobre, in 12 arresti e 32 denunce. Eno si è reso latitante per quasi sette mesi. Finché non si è consegnato alla Polizia di frontiera di Pescara, che lo ha arrestato.
Le indagini dei militari dell’Arma, coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia dell’Aquila con i pm Stefano Gallo e Giancarlo Ciani, hanno accertato come l’eroina e la cocaina pura al 95% arrivavano in Abruzzo dall’Olanda e dal Belgio. I carichi milionari di droga erano nascosti in vani segreti ricavati sotto i sedili delle macchine e tra i serbatoi e le cabine dei Tir. L’organizzazione criminale internazionale era guidata da albanesi con la complicità di teatini, pescaresi e teramani, anche incensurati e apparentemente con un lavoro regolare, che si occupavano di smistare lo stupefacente sotterrandolo e infilandolo nei tronchi degli alberi. Intercettazioni telefoniche e ambientali, pedinamenti, sequestri per oltre 60 chili di droga e 19 arresti in flagranza hanno permesso di svelare gli affari illeciti di una banda che aveva anche la disponibilità di armi e ramificazioni in Emilia Romagna, Marche e Lombardia. L’operazione è stata denominata “Alento” dal nome del fiume sul cui argine, all’altezza di Francavilla, vicino allo stadio, i militari hanno recuperato un chilo e mezzo di eroina custodito in una scatola, a sua volta nascosta tra la vegetazione da un uomo di Montesilvano di 36 anni. La svolta nell’inchiesta c’è stata in quel momento. Nei giorni successivi, seguendo un viaggio del 36enne e tre complici in Belgio e Olanda, i carabinieri hanno avuto un concreto riscontro del principale canale di approvvigionamento della droga utilizzato dalla banda. Gli uomini dell’Arma, infatti, hanno inviato una richiesta di cooperazione internazionale: la polizia tedesca ha sorpreso i corrieri, sulla via del rientro in Italia, a bordo di una Jeep Renegade che faceva da staffetta e di una Mercedes ML con oltre cinque chili e mezzo di cocaina. Il carico è stato trovato in un nascondiglio creato sotto il sedile lato guida, foderato in «materiale plastico refrattario», quindi utile a schermarne il contenuto da eventuali scanner ottici. (g.let.)
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