Travaglini, affidata la perizia psichiatrica

Auto lanciata sulla folla del Corso: accertamenti per capire se l’uomo era in grado di intendere e di volere
LANCIANO . Verificare se Emanuele Travaglini è in grado di partecipare al processo e comprende quello che accade; stabilire se era in grado di intendere e volere il giorno degli investimenti e se è un soggetto pericoloso. Sono questi i quesiti a cui deve rispondere lo psichiatra Danilo Montinaro, al quale il giudice per le udienze preliminari Giovanni Nappi ha affidato ieri l'incarico di eseguire una perizia psichiatrica su Travaglini, 28 enne casolano che il 13 settembre scorso investì e ferì a Lanciano, lungo corso Trento e Trieste, due pensionati a bordo della sua Punto lanciata a folle velocità. L’uomo è accusato di tentato omicidio.
Con Montinaro, che inizierà sabato 25 febbraio le indagini da chiudere entro il 27 aprile, ci saranno anche due psichiatri, periti di parte: Lucio Gallinaro per Alberto Paone che difende Travaglini e Maurizio Cupillari per la Procura. All’esito delle perizie il giudice Nappi, l’8 maggio, deciderà se accogliere il rito abbreviato condizionato alla perizia psichiatrica chiesto nell’udienza del 23 gennaio scorso dall’avvocato Paone. Una perizia importante per Paone, che reputa quanto accaduto il 13 settembre scorso la conseguenza di una situazione patologica di Travaglini. Diversa l’opinione della Procura secondo cui Travaglini era «pienamente consapevole di quanto fatto, ha riconosciuto la gravità del gesto» quando fermò la sua corsa a Santa Maria dei Mesi e chiamò i carabinieri dicendo di «aver combinato un disastro».
In base alla ricostruzione della Procura e delle indagini dei carabinieri di Lanciano, Travaglini il 13 settembre era uscito di casa, a Casoli, per andare al bar a fare colazione, poi si sarebbe ritrovato a Lanciano e avrebbe imboccato il Corso con la Punto bianca del padre con cui viveva a Casoli «perché doveva scappare», «sentiva un’ansia crescente e la testa che scoppiava». «Era piena di voci, di rumori. C’è un’ombra che mi opprime, mi segue sempre. Poi c’erano luci accecanti», disse Travaglini durante l’interrogatorio di garanzia. Ma nella sua corsa il 28enne investì due pensionati, Gabriele Staniscia, 78 anni, rappresentato dall’avvocato Antonio Codagnone, che ebbe numerosi traumi, e Luciana Iavicoli, 68 anni, che riuscì a salvare il nipotino Federico di un anno e mezzo che era nel carrozzino che stava spingendo, ma si ruppe il bacino. A rappresentare la donna il figlio, l’avvocato Pietro D’Ugo. «Travaglini era convinto di sbattere contro dei tavolini, non contro delle persone», ribadisce Paone, «non voleva ammazzare nessuno. Perché avrebbe dovuto uccidere delle persone che non conosceva? Con la perizia faremo chiarezza». In carcere l’uomo è sottoposto a una terapia farmacologica e all’esito della perizia il giudice Nappi valuterà anche la sua compatibilità, o meno, con il regime carcerario. (t.d.r.)
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