Troppi alberi decapitati o crollati Ma il Comune non li ripianta

C’è una legge nazionale che impone di tenere il “catasto” delle piante, ma Chieti non la rispetta Siamo andati a fotografare i tronchi malati o tagliati. E le buche lasciate lungo i marciapiedi
CHIETI. «Norme per lo sviluppo degli spazi verdi urbani». Si chiama così la legge nazionale del 2013 che regolamenta, una volta per tutte, la programmazione e la gestione del verde pubblico nelle città italiane. Da tre anni, tutti i comuni con più di 15mila abitanti sono tenuti a dotarsi di un catasto degli alberi e per ogni bambino nato o adottato bisogna piantare un nuovo albero. E a fine mandato gli amministratori devono anche produrre un "bilancio del verde" in cui si dimostri il proprio operato. Il Comune di Chieti rispetta la legge?
NESSUN PROGRAMMA. A fine agosto scoppiò il caso dei 50 alberi malati in via Ricci: Sophore da dover tagliare, ma il Comune non aveva (e non ha) i soldi per farlo (articolo de Il Centro del 30 agosto, si tratta di alberi con i tronchi "cariati"). Così commentava Nicoletta Di Francesco del Wwf Chieti-Pescara: «I 50 alberi di via Ricci sono effettivamente malati, ma questo dipende palesemente dall’incuria prolungata nel tempo e da potature assurde, fatte evidentemente ignorando le regole più elementari». L'ambientalista sparava a zero sull'amministrazione comunale: «La decisione di tagliare i tronchi accade regolarmente anche in altre aree, a tal punto che oggi la città rischia di perdere il proprio prezioso patrimonio arboreo».
VECCHIE MANCANZE. Alessandro Marzoli del Pd sul caso di via Ricci è intervenuto più volte: «Il punto importante non è solo evitare tagli delle piante, ma evitarli garantendo la sicurezza dei cittadini con un monitoraggio costante sullo stato di salute dei nostri alberi, per non arrivare dopo anni ad essere costretti a rimuovere molte più piante di quanto magari non sia necessario» diceva. Perché l'incuria del verde può causare pericoli estremi per i cittadini. E' il caso di via Della Liberazione, dove un’acacia lì piantata, a causa delle sue precarie condizioni di salute e delle intemperie, era precipitata da 10 metri di altezza sul sottostante cortile dell'Agenzia del Territorio. Rischiò di uccidere. E Poi in viale Europa, nei primi di marzo, ci furono le potature dei tigli che sorgono lungo la strada. Si troncò a metà un albero che stava germogliando: «Era l’unico albero della via», sostenevano i residenti, «che presentava già dei piccoli germogli». Ma l'interno del tronco era cavo, dunque malato. La domanda dei residenti è sempre la stessa: «Prima di tagliare quell'albero non era meglio tentare di curarlo?». Non finisce qui.
Il 28 aprile 2015 vennero abbattuti i due storici pini che si trovavano in piazzale Marconi, di fronte alla stazione, in condizioni fitosanitarie di estrema precarietà. Il 6 marzo dello stesso anno caddero anche dei cipressi lungo il percorso cimiteriale, che dovette temporaneamente chiudere. Ancora, il 18 maggio 2014 un cipresso malato crollò nel cortile della scuola Mezzanotte andando a travolgere il furgone di A. G., che stava per salirvi a bordo. Il tronco dell'albero era marcio a 15 centimetri di profondità.
«E' un problema di gestione e di programmazione che non c'è. E ciò causa anche delle spese», dice oggi sempre la Di Francesco. Che ricorda anche come un paio di anni fa furono abbattute delle querce secolari in zona carceri per costruire lì delle case.
NON SOLO ESTETICA. La Di Francesco ricorda anche i 2 Tassi piantati tempo fa in dei vasi di piazza Valignani, di fronte alla sede del Comune. Dovettero essere eliminati perché avevano bisogno di condizioni atmosferiche differenti per poter vivere. La stessa cosa vale per le «potature drastiche delle chiome dei Tigli che si trovano lungo il viale della Villa» continua l'ambientalista. Tigli che, tra l'altro, insieme al frassino e al biancospino, sono essenze che offrono la massima assimilazione di anidride carbonica per metro quadro di foglie.
«Bisogna aumentare il livello di vivibilità della città. Durante i giorni di festa, di sera, Chieti è rimasta deserta. Occuparsi del verde pubblico è fondamentale. I tecnici comunali sono bravi, ma non c’è un preciso indirizzo politico. Dobbiamo investire anche sul verde pubblico, su piste ciclabili e su luoghi che regalino serenità alle persone. Penso a ciò che sarebbe potuto diventare il Parco Fluviale», dice invece Marzoli. Ma il parco, davanti al Megalò, non è mai nato. E nessuno sostituisce le piante malate che crollano, oppure che vengono decapitate. Le fotografie che pubblichiamo sono la prova di una città di un colore verde sempre più sbiadito.
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