Truffa con la lotta alla droga Risarcimento di 17mila euro

Centro per il recupero dei tossicodipendenti accoglie ospiti ma non è accreditato Legale rappresentante patteggia 11 mesi e tre giorni di reclusione, pena sospesa
LANCIANO. Era il legale rappresentante di un centro di recupero tossicodipendenze. Ha accolto ospiti nella residenza che aveva ad Atessa, ma in realtà questa non era accreditata in Regione e quindi avrebbe truffato il Sistema sanitario nazionale e la Asl che ha erogato fondi per 17mila euro. Ha patteggiato 11 mesi e tre giorni di reclusione, pena sospesa, Marco Luigi Orlando, 61 anni, residente a Montenero di Bisaccia, rappresentato in aula dai legali Angela Di Cicco e Mariano Prencipe. Il giudice per le udienze preliminari, Giovanni Nappi, oltre alla condanna però, ha disposto la confisca di 17.094 euro, che sarebbe la cifra che l’uomo avrebbe indebitamente riscosso.
I fatti risalgono al 2015 quando ci furono accertamenti nella struttura residenziale di recupero di Atessa della comunità terapeutica riabilitativa Red (Risposta emarginazione droga) 7 novembre. In base agli accertamenti dell’11 marzo di quell’anno sarebbe emerso che non era stata notificata la presenza di ospiti nella struttura ricettiva riabilitativa e quindi ci sarebbe stata una truffa alla Asl, che invece aveva pagato le prestazioni per le persone accolte. L’imputato avrebbe indicato le strutture ricettive autorizzate nel Molise, quali comunità per la cura dei pazienti, utilizzando strutture meramente autorizzate e non accreditate per servizi alla persona in Abruzzo, in particolare la struttura di Atessa. Avrebbe così ingannato il Servizio sanitario nazionale e conseguito un ingiusto profitto incassando i soldi dati dalla Asl per le prestazioni sanitarie nei confronti di 8 pazienti ospitati ad Atessa. Ogni paziente avrebbe soggiornato 51 giorni al costo di 42 euro al dì (quindi per un totale di 2.142 euro a paziente) nella struttura sangrina e quindi la Asl avrebbe pagato alla comunità 17.094 euro. Soldi che per la Procura e il giudice la Asl non avrebbe dovuto versare, perché allora la struttura non era accreditata, e l’uomo incassare. Da qui l’accusa di truffa.
I legali Di Cicco e Prencipe hanno evidenziato che l’uomo, incensurato, ha da tempo interrotto ogni rapporto di legale rappresentanza con le comunità terapeutiche poi accreditate e autorizzate e ha così ottenuto la possibilità di patteggiare la condanna a 11 mesi e 3 giorni di reclusione, pena sospesa. Il giudice Nappi poi ha aggiunto la confisca dei 17mila euro intascati indebitamente. Una truffa che ha toccato un nervo scoperto della Regione dove c’è sempre bisogno maggiore di strutture residenziali di recupero visto che, in base agli studi regionali dei vari Ser.d, c’è una lieve ma costante crescita negli anni sia di consumatori, sempre più giovani, di sostanze stupefacenti che di alcolici. (t.d.r.)
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