Truffe alla Sevel con la 104 Tre richieste di condanna

30 Novembre 2019

Atessa. Abuso delle ore di permesso per l’assistenza a familiari o a malati gravi La Procura chiede da sette a nove mesi di reclusione. Assoluzione per un dipendente

ATESSA. Truffa aggravata ai danni della Sevel e dell’Inps: un operaio è stato assolto mentre per altri tre ci sono state le richieste di condanna della Procura, tra 7 e 9 mesi di reclusione, ma per la sentenza si dovrà attendere il 13 dicembre. Si è tornati in aula per uno dei processi nei confronti di dipendenti, molti ormai ex, della Sevel che avrebbero abusato delle ore di permesso della legge 104, dei congedi parentali o straordinari per l’assistenza di familiari disabili o malati gravi. In aula 4 ex operai che per l’accusa avrebbero abusato dei permessi perché anziché assistere familiari bisognosi andavano a sbrigare proprie faccende. Avrebbero così indotto in errore la Sevel, rappresentata dall’avvocato Daniele Alberi, che corrispondeva gli emolumenti per i giorni in cui il dipendente aveva usufruito dei permessi, e l’Inps, in aula con l’avvocato Angela Di Cicco, che corrispondeva poi alla Sevel le somme anticipate al lavoratore. Per uno di loro, Franco Simone, 63 anni, di Lanciano, difeso dall’avvocato Angelo Manzi, decine di udienze tra penali e lavoro, si sono chiuse con un’assoluzione ampia da parte del giudice Maria Rosaria Boncompagni. Simone aveva un congedo straordinario di 730 giorni per assistere la madre disabile, ma per l’accusa non l’avrebbe fatto, abusando del permesso dal 1° ottobre 2012 al 4 luglio 2013, data del licenziamento. Ma, come precisato da Manzi ed emerso in aula l’uomo prestava assistenza, in particolare di notte, essendo abituato dal turno in Sevel. Sul fronte del lavoro Simone era stato reintegrato in servizio; ora è arrivata anche l’assoluzione sul fronte penale.
Diversa la posizione degli altri tre ex operai Sevel: Massimo Maccione, 44 anni, di Vasto, difeso dall’avvocato Felicia Fioravante; Antonio Scirocco, 42 anni, di San Martino in Pensilis (Cb), rappresentato da Marta Di Nenno; e Renzo Fioravante, 45 anni, di Cupello, difeso da Marco Serafini. Maccione e Scirocco avrebbero usufruito dei permessi 104, per assistere rispettivamente la cognata e il figlio disabile, ma non erano a prestare servizio nel momento dei controlli, ossia per Maccione i giorni 10,12 e 13 dicembre 2012; per Scirocco il 1° e 4 febbraio 2013. Per loro il pm Gina Petaccia ha chiesto 9 mesi di reclusione e 400 euro di multa. Per Fioravante ha chiesto 7 mesi di reclusione e 300 euro di multa. I legali hanno invece chiesto ampie assoluzioni; Maccione è stato visto entrare e uscire dalla casa della cognata, Scirocco era col figlio. Fioravante, che aveva un congedo parentale per assistere il figlio, avrebbe abusato di 5 giorni di permessi a marzo 2013, ma non ci sarebbe stato alcun danno perché erano permessi non retribuiti tanto che l’Inps non si è costituita nei suoi confronti.
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