«Tutti mi dicevano: quello fa la sua vita»
«A me tutti mi raccontavano quello sta là, quello sta qua, fa la sua vita, chi mi raccontava una cosa, chi mi raccontava un’altra. Che ne so, chi mi raccontava che è andato al bar, lui andava al bar...
«A me tutti mi raccontavano quello sta là, quello sta qua, fa la sua vita, chi mi raccontava una cosa, chi mi raccontava un’altra. Che ne so, chi mi raccontava che è andato al bar, lui andava al bar e faceva la commedia, strillava, rideva e tutto il resto». Così ha raccontato l’assassino Fabio Di Lello durante l’interrogatorio in cui ha confessato il delitto di Italo D’Elisa, il giovane di 22 anni che 7 mesi prima aveva travolto con la sua auto, uccidendola, la moglie Roberta Smargiassi. E nelle motivazioni della sentenza di condanna a 30 anni a carico di Di Lello è riportato anche il testo di alcuni biglietti trovati in casa sua: «Questa merda ha ammazzato mia moglie in questo modo atroce e non sta in galera. È vergognoso, capisco se fosse stato un semplice incidente ma questo no, è stato un vero e proprio omicidio». Un sentimento, dice la sentenza, «di rancore, astio, disprezzo alimentato anche attraverso Facebook da una folta comunità».

