Ubriaca in tribunale picchia un poliziotto: 52enne ai domiciliari

6 Luglio 2016

LANCIANO. Da testimone a “imputata”. Alza il gomito prima di testimoniare e molla un ceffone ad un poliziotto, urla e strepita nell’aula del tribunale offendendo il giudice e le forze dell’ordine. E...

LANCIANO. Da testimone a “imputata”. Alza il gomito prima di testimoniare e molla un ceffone ad un poliziotto, urla e strepita nell’aula del tribunale offendendo il giudice e le forze dell’ordine. E così è finita agli arresti domiciliari S.K.H, 52 anni, di origini tedesche ma da anni residente ad Atessa, non nuova a schiaffi e insulti nei confronti delle forze dell’ordine. Che ieri ce l’hanno messa tutta per calmarla -anche se calmare una persona ubriaca non è facile- quando si è presentata nell’aula penale al primo piano del tribunale di Lanciano per una testimonianza e ha iniziato a urlare e inveire contro il giudice Andrea Belli.

Poi, allontanata con cautela dai poliziotti della Procura, ha continuato a sbraitare e dimenarsi. Ma quando, dopo l’ennesimo insulto, ha tirato anche un ceffone a un agente della polizia giudiziaria, è stata arrestata. Una mattinata convulsa quella di ieri al tribunale, a causa della donna andata in escandescenza. Come raccontano gli avvocati presenti in aula, appena entrata in aula la signora pretendeva di essere ascoltata in un’udienza che la vedeva come parte offesa. Ha iniziato a sbraitare, a prendersela con gli italiani, rei di non essere mai puntuali. Visto che c’era da attendere ha pensato, quindi, di recarsi al bar del palazzo di giustizia e bersi un paio di birre. È rientrata in aula e fuori di sé, visto che c’era ancora da attendere, ha iniziato a urlare, a dire male al giudice Belli, a pretendere di essere ascoltata subito. Due uomini della Pg hanno cercato di farla andare via e sono riusciti ad allontanarla dall’aula. Ma lei, continuando a sbraitare e dimenarsi, non ne voleva sapere di andare via e a un certo punto ha tirato un ceffone ad un poliziotto che a quel punto l’ha bloccata e arrestata. È finita così ai domiciliari per resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale. È la terza volta che la donna, ubriaca, si scaglia contro le forze dell’ordine. È successo già a marzo, quando alla vista dei carabinieri di Atessa,ne ha presi a calci e pugni tre mandandoli in ospedale con prognosi tra 7 e 15 giorni (i militari avevano incassato i colpi per evitare di farle del male ma ne hanno prese di santa ragione). Ed era successo nel 2014. Insomma, alcol e forze dell’ordine per lei sono una miscela esplosiva. Ora è ai domiciliari e da parte offesa diventa imputata in un altro processo.

Teresa Di Rocco

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