Uccise i genitori e nascose i corpi «Marco ora ha bisogno di cure»

23 Febbraio 2023

Per l’omicidio di Emidio Del Vecchio e di Adele Tumini, il figlio sta scontando venti anni di carcere L’avvocato difensore Giacomucci: «Ha problemi psichiatrici, deve essere seguito in una struttura» 

VASTO. Omicidi Del Vecchio-Tumini: l'avvocato Raffaele Giacomucci chiede il trasferimento in una struttura sanitaria per il recupero di pazienti neuropsichiatrici per Marco Del Vecchio, 47 anni, condannato a 20 anni di reclusione per il duplice omicidio dei genitori, Emidio Del Vecchio, 72 anni e Adele Tumini, 68. «Il mio assistito ha problemi psichiatrici, deve essere seguito», spiega il legale. Il cruento fatto di sangue avvenne la sera del 17 novembre 2012. Da quel momento il quarantacinquenne non ha più parlato dei suoi genitori. Non ricorda nulla. Nella sua mente c'è un buco nero. Trasferito in un primo momento nel carcere di Torino, il quarantasettenne da qualche anno è tornato in Abruzzo. Attualmente è rinchiuso nel carcere San Donato di Pescara in un reparto in cui è seguito costantemente da neuropsichiatri. Questi ultimi supportano la richiesta dell'avvocato Giacomucci. Più che della detenzione, a parere del legale, Marco Del Vecchio avrebbe bisogno di cure.
Il duplice delitto dei suoi genitori fu una vicenda che sconvolse il Vastese e che ancora oggi, a distanza di quasi dieci anni, è nella memoria dei cittadini. Emidio Del Vecchio e Adele Tumini erano due persone molto amate. I loro corpi furono trovati la mattina dopo il delitto dalla figlia. Le vittime, colpite con centinaia di coltellate, erano avvolte in due grandi coperte e nascoste sotto il letto di Marco. Quest’ultimo fu arrestato dopo poche ore in stato confusionale.
Dopo una serie di perizie, il 27 maggio 2014 si è celebrato il processo di primo grado. Il giudice Anna Rosa Capuozzo ha ritenuto l’imputato punibile con una pena di 30 anni di reclusione: 23 anni per l’uccisione del padre infermo, più in continuazione 6 anni e mezzo per l’uccisione della madre e altri 6 mesi per le lesioni procurate ai carabinieri al momento dell'arresto. Tenuto conto delle attenuanti e della riduzione di un terzo della pena prevista dal rito abbreviato, gli anni di carcere sono diventati 20.
Il giorno della sentenza, la condanna scatenò in lui una crisi. Divincolandosi, l'imputato cagionò agli agenti delle lesioni personali di cui venne chiamato a rispondere in un altro processo. Il pm dell'epoca, Enrica Medori, al termine di una lunga e analitica requisitoria, aveva chiesto la condanna all’ergastolo con i primi tre anni da scontare in isolamento. Insoddisfatta della sentenza, presentò ricorso in Cassazione ma nel 2016, per Del Vecchio venne confermata la sentenza di primo grado. Né la sorella di Marco, né il fratello, sconvolti dall'accaduto, hanno più avuto rapporti con lui.
L'avvocato Giacomucci, che da subito aveva invocato l'incapacità di intendere del suo cliente, ha mantenuto i contatti con il 45enne. Dopo tanti anni di carcere, il legale non chiede altro che il trasferimento del detenuto in una struttura che possa seguirlo da punto di vista neuropsichiatrico. Non è un passaggio facile, ma il legale spera che la sua richiesta possa essere accolta. Il difensore più volte ha ribadito che il suo cliente soffre di particolari patologie che hanno influito sulla sua psiche al momento del delitto. L'incapacità di intendere e volere, tuttavia, non fu riconosciuta. «Ora sono i medici che parlano», dice Giacomucci.
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