Uccise in casa il fratello di 18 anni Il pm insiste: omicidio volontario

9 Febbraio 2022

Nuova udienza in tribunale: la procura torna a chiedere il reato più grave per Giuseppe Giansalvo La difesa si oppone: «Non c’era alcuna volontà di uccidere». La decisione del giudice il 23 febbraio

CHIETI. La procura di Chieti torna a chiedere l’accusa di omicidio volontario aggravato per Giuseppe Giansalvo, il 22enne di Miglianico agli arresti domiciliari per la morte del fratello Matteo, appena maggiorenne, colpito alla testa con un rullo da pittore nel corso di una lite scoppiata in un’abitazione di contrada Elcine il 17 gennaio 2021.
L’ACCUSA
Ieri mattina il caso è arrivato davanti al giudice Maurizio Sacco dopo che, lo scorso 24 novembre, il giudice Andrea Di Berardino aveva riqualificato il reato in omicidio preterintenzionale, cioè quando un gesto va oltre le intenzioni di chi lo compie. Ma il pm Giancarlo Ciani ha chiesto di annullare il decreto che dispone il giudizio, fissando una nuova udienza preliminare, perché ritiene che in quella precedente sia stato violato il diritto al contraddittorio. In altre parole: secondo il pm, il reato sarebbe stato derubricato senza un’adeguata discussione tra le parti. In alternativa, il pubblico ministero ha chiesto di tornare direttamente all’originaria accusa di omicidio volontario, con l’aggravante dei futili motivi, e di trasmettere gli atti alla Corte d’assise per celebrare il processo. Infatti, in base a un’ulteriore consulenza affidata dalla procura all’antropologo forense Luigi Capasso e al medico legale Cristian D’Ovidio, il colpo letale è stato inferto con una violenza tale da poter contestare all’imputato quantomeno il dolo eventuale, ovvero l’accettazione del rischio e della possibilità di uccidere.
LA DIFESA
Per l’avvocato Marco Femminella, che assiste il 22enne, va invece confermato l’omicidio preterintenzionale. La difesa ha prodotto una consulenza, redatta dall’ingegnere Pierluigi D'Angelo, da cui emerge che la forza impiegata da Giuseppe per sferrare il colpo non andò oltre il 50% di quella che avrebbe potuto esprimere. Il difensore ha presentato la richiesta di rito abbreviato, che permetterà a Giuseppe di avere lo sconto di un terzo della pena in caso di condanna. Ieri mattina il giovane si è presentato in tribunale insieme alla madre. La decisione del giudice Sacco arriverà nella prossima udienza, fissata al 23 febbraio.
LA RICOSTRUZIONE
Il 22enne ha sempre sostenuto di «non essersi accorto che il rullo per pittura, nel corso della colluttazione, avesse perduto l’estremità di spugna, così rimanendo da lui impugnato solo il manico con sostegno metallico ricurvo e dall’estremità di ridotte dimensioni». Giuseppe aveva negato al fratello lo strumento, «con il quale Matteo aveva già iniziato a tinteggiare la propria stanza e che lui stesso gli aveva fornito a metà mattina, perché Matteo aveva preteso con arroganza le sigarette dalla madre, costretta a cedergli l’intero pacchetto, e tale circostanza lo aveva indotto a esercitare una sorta di autorità familiare». Nel dettaglio, dunque, il 22enne ha precisato di «aver ripreso il rullo dopo l’alterco tra Matteo e la madre e di aver negato a Matteo la sua restituzione per impedirgli di continuare il lavoro, come una sorta di punizione domestica per l’atteggiamento di pretesa avuto dal fratello nei confronti della madre, giudicato inadeguato».
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