Uccise la moglie a colpi di bastone Si parte dall’omicidio volontario

Prima udienza in Corte d’Assise per l’assassinio di Luisa Ciarelli a opera del marito Domenico Giannichi La difesa: imputato incapace d’intendere e di volere. I familiari della donna rinunciano al risarcimento
TORINO DI SANGRO. Omicidio volontario aggravato dall’aver agito per futili motivi e con crudeltà verso il coniuge: è questa l’accusa da cui deve difendersi Domenico Giannichi, 70 anni, che il 29 novembre 2019, al culmine di una lite, uccise a bastonate la moglie Luisa Ciarelli, 65 anni. Ieri si è aperto il processo in Corte d’Assise a Lanciano, presidente il giudice Massimo Canosa a latere il giudice Maria Rosaria Boncompagni e i giudici popolari. Presente anche Giannichi accanto al suo difensore, l’avvocato Alberto Paone.
Un processo delicato, un delitto che ha sconvolto la famiglia, ma anche la comunità. Ieri né i figli, né i due familiari della donna si sono costituiti parte civile. Tutto il processo ruoterà sulla capacità d’intendere e volere dell’uomo, con la Procura, rappresentata in aula dal procuratore capo Giampiero Di Florio che insiste sulla volontarietà e lucidità dell’assassino, mentre l’avvocato Paone sull’incapacità di intendere e di volere dell’uomo e sulla lite che è poi degenerata.
In base alle indagini dei carabinieri, Giannichi il 29 novembre 2019 era in auto con la moglie quando iniziò la discussione. Lui fermò la Panda, la moglie allora fuggì lungo un pendio che era sotto la strada, ma l'uomo la inseguì. Con un grosso ramo spezzato trovato nella boscaglia iniziò a colpire la donna con violenti bastonate sul capo. Poi sul volto, sul naso che le ruppe, e sul labbro. La donna tentò di difendersi e lo graffiò, ma lui continuò a picchiarla e alla fine stringendole il collo, glielo lussò: lei morì.
Un omicidio volontario per la procura che si è basata anche sulla prima perizia psichiatrica che acclarava la capacità di volere dell’imputato e sui risultati dell’esame autoptico che hanno evidenziato la violenza dei colpi subiti dalla vittima.
Ma per l’avvocato Paone non fu così: Giannichi soffriva da tempo di disturbi psichici, era paranoico, non era capace di intendere e volere. «Lo ribadisco», dice Paone, «ho chiesto e ottenuto di integrare il fascicolo con atti che mancavano dell’incidente probatorio che è stato fatto in sede di indagini sulla capacità di intendere e volere dell’uomo. Ho reiterato la richiesta di riqualificazione dell’accusa da omicidio volontario a omicidio preterintenzionale con conseguente poi applicazione del rito abbreviato, se la Corte dovesse decidere per la non volontarietà. Giannichi non era uscito di casa con l’intendo di uccidere la moglie».
Nell’udienza indicati anche i testimoni, una ventina per parte ed è stato anche ascoltato il primo testimone: il maresciallo Michele Cefaratti. È stato lui, chiamato dal genero di Giannichi, a parlare per primo con il pensionato che trovò pieno di sangue, confuso, sconvolto e gli indicò dove era la moglie. Il processo riprenderà il 21 maggio, mentre l’11 giugno sarà ascoltato l'imputato e ci sarà lo scontro tra i tecnici sulle perizie psichiatriche, sulla modalità dell'omicidio.
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