Ucciso a due anni ad Auschwitz Grauer era nato a Lanciano

23 Aprile 2015

LANCIANO. Lo Spi-Cgil di Chieti, in collaborazione con il Comune di Lanciano, l’Anpi (Associazione nazionale partigiani) e gli istituti Da Vinci e De Giorgio di Lanciano, nella giornata di domani,...

LANCIANO. Lo Spi-Cgil di Chieti, in collaborazione con il Comune di Lanciano, l’Anpi (Associazione nazionale partigiani) e gli istituti Da Vinci e De Giorgio di Lanciano, nella giornata di domani, alla vigilia della ricorrenza per i settant’anni dalla Liberazione, depositerà una lapide-ricordo nel “Parco della vita” di Lanciano. La cerimonia, che avrà inizio alle 11 con il raduno in piazzale Achille Cuonzo, terminerà con la deposizione della lapide.

Tito Grauer era nato a Lanciano da Samuel Grauer, polacco, e Rosa Jordan. Risiedeva a Trieste ma evidentemente i tempi non erano favorevoli a una permanenza vicino al confine. La famiglia Grauer si era spostata al sud e a Lanciano. Nel 1942 era nato il secondogenito Tito. Nel novembre del 1943, Samuel Grauer con la moglie Rosa, il primogenito Marco, 3 anni, e Tito, furono arrestati. Cominciò il loro calvario con la detenzione a Chieti, L’Aquila, in provincia di Firenze e Milano. Il 30 gennaio 1944 furono messi su un convoglio ferroviario e il 6 febbraio giunsero ad Auschwitz.

«I due fratellini furono uccisi lo stesso giorno dell’arrivo nel campo di sterminio», scrive in una nota Gianna Paola Di Virgilio, dello Spi-Cgil, «Marco avrebbe compiuto quattro anni dopo due giorni, Tito ne avrebbe compiuti solo due. In Abruzzo c’erano campi di concentramento a Chieti, Città Sant'Angelo, Vasto marina, Lanciano, Tollo, Casoli, Lama dei Peligni, Nereto, Notaresco Civitella del Tronto, Tossicia, Corropoli, Tortoreto, Isola del Gran Sasso. In tutta Italia durante la seconda guerra mondiale i campi furono 43, concentrati soprattutto in Italia centrale. C0era poi il cosiddetto “internamento libero”, che potremmo chiamare “soggiorno obbligato”, che per restare solo alla provincia di Chieti coinvolgeva Archi, Atessa, Bomba, Casoli, Castelfrentano, Castiglione Messere Marino, Chieti, Guardiagrele, Vasto Marina, Lama dei Peligni, Lanciano, Orsogna, Rapino, Pizzoferrato, Tollo e Villa Santa Maria. In genere dove c’erano campi di concentramento c’erano anche persone condannate all’internamento libero». Simbolica dunque, per lo Spi-Cgil, « è l’intestazione della lapide a questo bambino di due anni, a fronte di migliaia di altri massacrati perché di razza ebrea o di altre etnie. L’iniziativa», conclude Di Virgilio, «nasce dalla consapevolezza che simili barbarie hanno bisogno di essere ricordate alle future generazioni, che purtroppo non sono sempre state correttamente informate».

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