Ucciso con un pugno, 5 anni all’assassino

La rabbia dei genitori dell’artista Umberto Ranieri: «È una vergogna, così non è stata fatta giustizia»
PAGLIETA . Cinque anni di carcere per l’assassino di Umberto Ranieri. È la sentenza emessa ieri dal giudice delle udienze preliminari del tribunale di Roma, Claudio Carini, per Jelassi Mohamed Aziz, il 18enne di origine tunisine che il 17 marzo scorso, in largo Preneste a Roma, colpì con un pugno l’artista 53enne di Paglieta. Il ragazzo, accusato di omicidio preterintenzionale, è stato giudicato con il rito abbreviato, beneficiando dello sconto di un terzo della pena. Il pm Laura Condemi aveva chiesto la condanna a 8 anni e 4 mesi. Nello stabilire la pena il giudice ha escluso l’aggravante dei futili motivi. A favore dell’imputato avrebbero giocato la giovane età e la condotta da “bravo ragazzo”, almeno fino al 17 marzo scorso. Quel giorno, secondo le indagini condotte dai carabinieri di Roma Casilina e coordinate dalla Procura della Capitale, Aziz ha colpito al volto Ranieri con un violento pugno, solo perché il pittore e perfomer di Paglieta aveva richiamato lui e le sue due amiche a non sporcare il parco con i semi di girasole che il gruppetto stava consumando. I tre erano poi fuggiti lasciando a terra, esanime, l’artista, deceduto tre giorni dopo in ospedale. E nei tre mesi successivi il 18enne non ha mostrato alcun segno di pentimento o rimorso, rimanendo uccel di bosco fino a quando i carabinieri non lo hanno incastrato grazie alle telecamere e ai messaggini che il ragazzo aveva scambiato con le amiche. «È una vergogna, non è stata fatta giustizia a Umberto», commenta il padre, Filomeno Ranieri, che ieri non ha voluto mancare all’udienza a Roma (la madre Anna è rimasta, invece, a Paglieta per motivi di salute), «l’unica cosa che ci era rimasta era avere giustizia per nostro figlio, ma così non è stato. Sono molto deluso». «Siamo delusi da una pena così esigua», conferma il legale della famiglia Ranieri, l’avvocato Giacinto Ceroli, «avevo chiesto una condanna esemplare, contestando l’immagine del “bravo ragazzo” dipinta dalla difesa e l’aggravante dei futili motivi. Non ci scordiamo che Umberto è stato ucciso perché ha invitato l’imputato a non buttare a terra i semi di girasole. Comunque, aspetteremo le motivazioni della sentenza fra 90 giorni per capire quali valutazioni ha fatto il giudice e poi decideremo per l’appello». I genitori dell’artista, intanto, si sono costituiti parte civile avanzando una richiesta di risarcimento di un milione di euro. (s.so.)

