Ucraini tra scuola e nuova vita: «Così integriamo i 122 profughi»

13 Ottobre 2022

La città accoglie il popolo in fuga dalla guerra: c’è chi cerca un lavoro e chi segue le lezioni in classe L’assessore Maretti: «Le famiglie stanno ritrovando la serenità, è importante il contributo dell’Arci» 

CHIETI. A Chieti continua l’accoglienza delle famiglie che scappano dalla guerra in Ucraina. Dall’inizio del conflitto molti profughi hanno ricevuto la solidarietà dei teatini e l’aiuto di protezione civile e Arci. Proseguono anche le attività di inclusione organizzate per i soggiornati in provincia di Chieti, dall’integrazione negli ambienti scolastici alla ricerca di un impiego lavorativo. Molti ucraini sono riusciti a ritrovare un po’ di serenità e si sono integrati nella città anche grazie ai dieci appartamenti messi per loro a disposizione. Dagli alberghi teatini, Parco Paglia e Grand Hotel Abruzzo, i rifugiati hanno ora trovato una nuova collocazione e possono sentirsi più a loro agio. «Molte famiglie hanno detto che si trovano bene a Chieti e apprezzano molto la città», dice Mara Maretti, assessore alle politiche sociali, «alcune vorrebbero anche restare». Ma c’è anche chi spera di tornare presto a casa.
Quanto ai dati, sono 709 gli ucraini che, dall’inizio del conflitto, hanno chiesto e ottenuto il permesso di soggiorno e di questi 122 si trovano a Chieti. «Dalla scuola, all’università, alle attività sportive», dice Antonio Tiberio, presidente Arci - l’Associazione ricreativa e culturale italiana, «stiamo cercando di dare una nuova serenità a queste famiglie».
Sono stati organizzati piani individuali in base alle esigenze dei rifugiati perché «ogni persona è diversa e va ascoltata». Dagli aiuti per chi vuole cercare un impiego e per chi vuole far continuare a studiare i propri figli, associazioni e volontari uniscono le forze per donare un po’ di tranquillità. Mentre un’agenzia per il lavoro si sta adoperando per dare il suo contributo, Maretti puntualizza che «la situazione viene costantemente monitorata per accogliere le richieste di tutti». Poi aggiunge: «Dobbiamo complimentarci con l’Arci perché sta facendo un lavoro splendido con le famiglie». Proprio l’Arci ha cercato di seguire il rientro a scuola dei bambini ucraini. «Molte scuole del centro storico li hanno accolti». L’associazione si è occupata di procurare tutto il necessario per il ritorno nei banchi, dai libri di testo agli articoli da cancelleria. «Gli alunni vivono a scuola le problematiche classiche degli stranieri», prosegue l’assessore. Il primo scoglio da superare in aula è la comunicazione ma «Arci media anche su questo», conclude Maretti, «fa da tramite tra famiglie e docenti».
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