«Un altare della patria abruzzese» Così è nato il sacrario di Bafile

9 Novembre 2020

Cento anni fa la lapide a Bocca di Valle, tre anni dopo l’arrivo delle spoglie del tenente di vascello  Nel libro di Carlo Iacovella il ruolo del Cai di Guardiagrele e di Chieti nella realizzazione della grotta 

GUARDIAGRELE. Furono la sezione del Club alpino italiano di Chieti e la sottosezione di Guardiagrele a indicare il punto in cui realizzare, in contrada Bocca di Valle, la grotta sacrario che dal 1923 accoglie le spoglie del tenente di vascello Andrea Bafile (1878-1918), aquilano di Monticchio di Bagno, morto da eroe sul Basso Piave nella Prima guerra mondiale e Medaglia d’oro al valor militare. Lo racconta la ricostruzione storica eseguita dal presidente del Cai di Guardiagrele, il professore Carlo Iacovella, che ha dato alle stampe il libro “Andrea Bafile e il Club alpino italiano” (Eurografica Guardiagrele). «Il ruolo del Cai in questa iniziativa», spiega Iacovella, «è sancito dalla presenza, mentre erano in corso i lavori di scavo nella roccia per realizzare il sacrario, del presidente nazionale, Eliseo Porro, e del consigliere Carlo Nagel di Trieste. Dal registro della “Sagra della Maiella”, preparato per l’occasione per raccogliere le firme dei visitatori, si deduce che fu il Cai a idearlo e a metterlo a disposizione dei visitatori». In sostanza “in un solo gesto”, come è scritto in una maiolica affissa di recente nel sacrario, gli iscritti al Cai “esibirono il loro amore per la nostra montagna e per quello che essa simboleggia, celebrarono il sacrificio del nostri morti nel conflitto mondiale e rinnovarono il proprio patriottismo”.
IL RUOLO DI PAOLUCCI La sagra della Maiella fu ideata da Raffaele Paolucci, soldato d’Italia decorato di medaglia d’oro per aver affondato a Pola la nave ammiraglia austriaca Viribus Unitis. Nel 1920, per ricordare i caduti abruzzesi, Paolucci progettò un grande raduno di combattenti alle pendici della Maiella che definì “Il monte sacro agli abruzzesi”. A Bocca Di Valle, su idea di Antonio Scerni, si eseguì sul fianco della montagna una grande lapide commemorativa come richiamo periodico con l’iscrizione dettata dallo stesso Paolucci “Figli d’Abruzzo morti combattendo per l’Italia e sepolti lontano tra le Alpi e il mare la Maiella madre vi guarda e benedice in eterno”. L’iscrizione fu scolpita da Felice Giuliante, di Pennapiedimonte, e dal figlio Guido. Ma chi è che scelse il punto preciso dove inciderla? Com’è evidenziato dalla prima pagina del registro dei visitatori, furono la sezione del Cai di Chieti e la sottosezione di Guardiagrele. Così, dopo la fine del conflitto mondiale questa riunione di soldati fu la prima in Italia ed ebbe tanta risonanza nazionale da stimolare tante iniziative. Tant’è che anche la Domenica del Corriere le dedicò un’illustrazione in prima pagina da parte di Achille Beltrame.
BAFILE E D’ANNUNZIO Secondo le ricerche del professore e storico Mario Palmerio, Andrea Bafile conobbe Gabriele D’Annunzio: parteciparono insieme alla spedizione aerea sulle Bocche di Cattaro. Il Vate si mise avanti per far realizzare un monumento all’eroe, ma poi non concluse nulla anche perché impegnato nell’impresa di Fiume (12 settembre 1919). Da qui l’iniziativa di Paolucci, che prese in mano la questione, ma ci fu tanta indecisione su quale versante della Maiella far realizzare scritta e sacrario. Sono i cosiddetti “combattenti” organizzati da Guido Cristini, giudice e politico, che in sintonia con Paolucci, «nel mito delle Alpi vissute come difesa sacra della patria», sostiene Palmerio, «confluiscono proprio tra il 1919 e il 1929 nella sezione del Cai di Chieti che allora risorse e sono loro che fissano con precisione il luogo dove tenere la Sagra: a Bocca di Valle». In quel periodo a Guardiagrele la lotta politica era vivacissima con un forte nucleo di socialisti, anarchici e massoni, il gruppo dei “combattenti” di Cristini e quanti, in segreto, si ribellano al disordine. È così che i “combattenti”, evidenziano tutto il loro disegno politico: mostrare ai sovversivi la forza dei difensori dell’ordine e della legalità. E la stessa cerimonia d’inaugurazione della scritta, il 20 settembre 1920, ha un epilogo drammatico a Guardiagrele: una sassaiola tra “combattenti” e socialisti si conclude con l’arresto di quattro sovversivi. La Sagra, sostiene lo storico Palmerio, rappresenta così a tutti gli effetti la fondazione del fascismo chietino.
L’ALTARE DELLA PATRIA QUI. Sempre secondo Mario Palmerio, «a Guardiagrele Paolucci pensa nuovamente nell’ottobre 1921, quando ad Aquileia partecipa alla cerimonia di identificazione del milite ignoto da parte di Maria Bergamas. È in questo momento che la Sagra del 1920 gli appare manchevole, bisognosa di completamento. La Sagra, per Paolucci, deve diventare l’“Altare della patria” abruzzese e occorre tumulare in essa la salma di un eroe abruzzese: quella di Andrea Bafile. Così come già nel 1920, nel 1923 i guardiesi del Cai diventano protagonisti: combattenti e adepti si danno da fare per raccogliere i fondi per lo scavo della grotta. Il 2 giugno è una giornata storica: arrivano a Bocca di Valle, il presidente nazionale del Cai, Eliseo Porro, e il consigliere Carlo Nagel. E proprio nel giorno della tumulazione di Bafile, il 23 settembre 1923, cinquanta guardiesi aderenti al Cai si costituiscono in sottosezione». Tra l’altro, «gli aderenti al Cai del 1923 non sono ormai solo “combattenti” ma anche fascisci e godono a pieni polmoni della visita che Benito Mussolini compirà a Bocca di Valle il 23 agosto successivo».
LA TRASLAZIONE. Il 15 settembre 1923, la salma dell’eroe fu esumata dal cimitero di Ca’ Gamba (Venezia) per iniziare il suo viaggio di ritorno verso l’Abruzzo. Il giorno dopo, fu posta sul cacciatorpediniere Zeffiro, ormeggiata a Venezia. Nella mattina del 17, la nave salpò alla volta di Ancona. Da qui, con un treno, arrivò all’Aquila e, successivamente, nella serata del 19, a Guardiagrele, nella chiesa di Santa Maria Maggiore, dove fu adagiata su un catafalco ornato di verde, di fiori e con la vicina la croce processionale di Nicola da Guardiagrele. Dopo essere stata vegliata per tutta la notte, il 20 fu trasferita a Bocca di Valle con un imponente corteo.
IL MESSAGGIO DI BAFILE. Se per il presidente del Cai, Carlo Iacovella, «attraverso questo materiale originale è stato possibile sia ricostruire bene quel periodo e sia recuperare la memoria che è sempre necessaria», per Palmerio «sta a noi rintracciare l’autentico spirito dell’eroismo di Bafile, quello che vale per noi e può valere per i nostri figli, così come, all’avvento della Repubblica e alla luce dei principi della nostra Costituzione, è stato recuperato e arricchito l’autentico spirito del Cai, quello delle origini, per scoprire che essi, il gesto di Bafile e l’adesione al Cai, coincidono ed esaltano l’umanità di ogni uomo».
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