Un appalto truccato e lettere minatorie: così è nata l’inchiesta su Di Giannantonio

15 Ottobre 2022

Le indagini sullo psichiatra sono scattate a seguito della scoperta in una cooperativa di documenti Asl ancora segreti Dopo l’annullamento del bando, il responsabile del procedimento è stato intimidito: «Stai attento a moglie e figli»

CHIETI. Una gara d’appalto truccata e due lettere minatorie. Da qui è partita l’inchiesta della guardia di finanza sul professor Massimo Di Giannantonio, 68 anni, primario in aspettativa del Dipartimento di salute mentale della Asl Lanciano Vasto Chieti, indagato per una storia di posti di lavoro pretesi per la moglie, la figlia di lei e la segretaria; «indebite utilità», sostiene l’accusa, ottenute abusando dei suoi poteri ai danni del presidente della cooperativa vincitrice dell’appalto per i servizi di riabilitazione psichiatrica, il quale sarebbe stato costretto a pagargli anche 180 metri quadri di parquet.
Comportamenti illeciti che il pm Giancarlo Ciani ha tradotto nella sfilza di reati contestati allo psichiatra: dalla concussione alla truffa, dalla falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atto pubblico all’abuso d’ufficio, passando per la turbata libertà della procedura di scelta del contraente.
Nell’inchiesta risultano indagate, per concorso in truffa e falso, anche Silvia Fraticelli, 47 anni, moglie di Di Giannantonio, e Simona Malandra, 43 anni, perché non lavoravano per la cooperativa ma erano le segretarie dello psichiatra. I finanzieri del colonnello Michele Iadarola hanno notificato a Di Giannantonio il provvedimento di sequestro preventivo, firmato dal giudice Luca De Ninis, per un totale di 96.712 euro (di cui 48.441 euro in solido con Fraticelli e 21.003 con Malandra).
Tutto comincia il 13 settembre di un anno fa, quando il nuovo presidente della cooperativa finita al centro dell’indagine invia una comunicazione alla Asl raccontando che un proprio dipendente, due giorni prima, aveva riferito che negli uffici della coop giravano da tempo documenti identici a quelli che sarebbero stati poi inseriti nel capitolato speciale di gara pubblicato dall’azienda sanitaria all’inizio del mese per il nuovo affidamento dei servizi di riabilitazione psichiatrica. A questo punto, la Asl annulla la gara in autotutela.
Il giorno stesso della decisione, alle nove del mattino, vengono ritrovate due lettere anonime affisse sulla porta d’ingresso della direzione generale e sul muro antistante, in prossimità dell’ascensore. Le missive contengono minacce rivolte al Rup (Responsabile unico del procedimento) della gara in questione. «Fai molta attenzione ai tuoi figli ed a tua moglie», si legge sugli scritti, «perché a breve potrebbero avere dei problemi. Firmato: un gruppo di tuoi amici».
Le indagini del nucleo di polizia economico finanziaria scattano immediatamente su entrambi gli episodi. L’allora presidente della cooperativa (per intenderci, quello che sarebbe stato obbligato ad assumere i parenti di Di Giannantonio e a pagargli il parquet) viene in un primo momento iscritto nel registro degli indagati per la vicenda della bozza trovata precedentemente alla pubblicazione da parte dell’azienda sanitaria.
Ma dai successivi accertamenti, secondo la procura, emerge che è stato Di Giannantonio – componente del collegio per la redazione del capitolato della gara pubblica – a coinvolgere il presidente della cooperativa nella predisposizione dei documenti, «senza che costui operasse alcun tipo di iniziativa in tal senso», con l’obiettivo di proseguire «nella relazione illecita».
Per l’accusa, dunque, Di Giannantonio, «mediante l’abuso dei suoi poteri, derivante dalla posizione sovraordinata all’interno dell’azienda, è riuscito a incutere uno stato di soggezione psicologica sul privato. Di Giannantonio, avendo i poteri di controllo e di verifica sulla corretta esecuzione del servizio di assistenza e riabilitazione psichiatrica, non attestando la conformità, avrebbe potuto arrecare grave pregiudizio alla cooperativa, giungendo persino a proporre la risoluzione per inadempimento e il recesso del contratto d’appalto». Nel fascicolo aperto sulle lettere minatorie, invece, non ci sono indagati.
Di Giannantonio, Fraticelli e Malandra sono assistiti dagli avvocati Marco Femminella, Vittorio Supino, Cristiano Sicari ed Enrico Raimondi.
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