Un ex costruttore fa tremare la politica

12 Maggio 2015

Interrogato in procura fa nomi e cognomi e parla di lavori fatti in casa di candidati sindaco, il pm Falasca sta valutando

CHIETI. L’esposto di un ex costruttore avvelena le elezioni. Piomba come un fulmine a ciel sereno sulle teste di candidati di centrodestra e centrosistra. Rivela presunte collusioni tra appalti pubblici e politica. E, nel passaggio più grave e preoccupante di tutti, fa i nomi di politici che si sarebbero fatti fare lavori di edilizia in casa da un’impresa che eseguiva decine di appalti per enti pubblici, in particolare per il Comune. L’autore dell’esposto è un personaggio noto in città così come lo sono sia l’imprenditore che lui accusa di aver falsificato i Durc per partecipare agli appalti sia i politici che tira un ballo, uno dei quali è nientemeno che un candidato sindaco mentre l’altro è un non ricandidato del centrodestra. Perché ne parliamo oggi? I motivi sono due: la notizia dell’esposto è diventata di dominio pubblico. Corre da giorni di bocca in bocca in città e in modo trasversale, ne parlano sia a destra che a sinistra. Il secondo motivo invece è di pura cronaca giudiziaria: l’ex costruttore che ha gettato una sorta di bomba a orologeria sulle elezioni amministrative è stato interrogato, in gran segreto, in procura dal pm Giuseppe Falasca che sta valutando la credibilità delle dichiarazioni pesantissime fatte dal denunciante. Basti pensare che le nelle ultime righe dell’esposto si legge questa frase: «Si chiede di accertare gli eventuali reati penalmente perseguibili che si evincono dai fatti segnalati tra i quali ad esempio: truffa, falso in atto pubblico, falso in scrittura privata, falsa fatturazione, abuso d’ufficio, corruzione, concussione, riciclo di denaro e assegni e infine cambiali irregolari». Ma per ora i nomi dell’accusatore e degli accusati non possono essere rivelati sia perché l’inchiesta aperta dalla procura, e affidata alla Guardia di Finanza, è ancora contro ignoti sia perché ciò che afferma l’ex costruttore potrebbe rivelarsi infondato, nel qual caso sarebbe lui a finire nei guai per calunnia. Sta di fatto che l’esposto viene presentato il 22 maggio del 2014, quasi un anno fa. E resta silente per troppo tempo. Proprio per questo motivo, il denunciante decide di chiedere un incontro con il pm che gliel’ha concesso ma lo ha verbalizzato durante la deposizione. Entriamo nei particolari del caso giudiziario. L’ex costruttore parla di appalti pubblici e di quattro ditte di edilizia riconducibili ad un solo imprenditore di cui lui è stato socio. Rivela al pm di aver amministrato due di quelle società anche se era un mero operaio salariato. In altre parole era una testa di legno. Quindi parla dei Durc falsificati con il photoshop per vincere le gare d’appalto o farsi pagare i Sal. Quattordici sono invece gli appalti che elenca nella denuncia, vinti ed eseguiti negli stessi periodi in cui venivano svolti lavori in case di politici e direttori di banche. «Mi sono rivolto a diversi avvocati», conclude, «ma nessuno ha avuto il coraggio di alzare un polverone». La chiave dell’inchiesta è in questa frase: se non è un polverone saranno guai per tutti. Altrimenti solo per lui.