Un minuto di silenzio per i morti del sisma

Nella seconda serata di “Notre Dame De Paris” il prefetto sale sul palco per parlare di solidarietà
CHIETI. La seconda serata di Notre Dame De Paris, giovedì scorso alla Civitella, ha riscosso ancora una volta un grande successo. Una fenomenale rappresentazione, che però non ha voluto dimenticare le tante vittime del recente terremoto che ha colpito il centro Italia: sul palco, prima di iniziare, è il prefetto Antonio Corona a ricordare l’importanza della solidarietà: «Oggi è lutto nazionale. Tutti i tricolori sono a mezz’asta. Ma il momento di stasera resta un’occasione per restare insieme, che ci ricorda come la vita debba andare avanti. Rappresento il governo, per questo sono qui questa sera. A ricordare che lo Stato, come ha detto il primo ministro, non lascerà solo nessuno».
Poche parole, ma intense, dopo alcune polemiche sull’opportunità di tenere ugualmente il musical in questi giorni. Ma ciò che conta in questi casi è la solidarietà: quella che tutti gli spettatori vogliono condividere con un simbolico minuto di silenzio, prima di iniziare.
Dal cast, poi, anche alcune indicazioni pratiche per dare aiuto ai territori colpiti dal sisma: «Il numero della Protezione civile a cui inviare un sms solidale è il 45500. Ricordiamo poi che l’associazione Kiwanis è qui sta sera per incentivare la raccolta fondi e dare sostegno alle zone e alle persone colpite dal terremoto». Migliaia di persone hanno assistito ad un grande Giò di Tonno nelle vesti di Quasimodo, a quello splendido duettare con Esmeralda (Lola Ponce), che ha incantato il pubblico. E poi una scenografia che si conferma strepitosa: colonne che si muovono, travi e campane penzolanti sulle quali si aggrappano gli attori. Numeri acrobatici di prim’ordine, il tutto con le toccanti musiche di Riccardo Cocciante.
Uno spettacolo che forse assume un valore ancora più grande in queste ore: è una storia anche di emarginazione, che dice di ogni “straniero” verso il quale si alzano muri. Ma alla fine la tragicità dell’amore, che non scompare con la morte dei protagonisti, ricorda in queste ore fatali cosa sia veramente importante: ciò che continua ad amare, ciò che non vuole escludere ma vuole accogliere.
E alla fine arriva anche un simbolo del futuro: il piccolissimo figlio di Giò di Tonno viene portato sul palco, abbraccia il padre e, insieme agli attori, corre verso un pubblico in estasi. (e.r.)
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