«Un modello Abruzzo che salvi i tribunali» L’appello dell’avvocato Di Marco (Anf): i palazzi di giustizia cosiddetti “minori” vanno tutelati

VASTO. Non accenna a diminuire in città la preoccupazione suscitata dall'intervento del presidente della Corte d'appello, Fabrizia Francabandera, che è tornata a chiedere l'accorpamento dei tribunale...
VASTO. Non accenna a diminuire in città la preoccupazione suscitata dall'intervento del presidente della Corte d'appello, Fabrizia Francabandera, che è tornata a chiedere l'accorpamento dei tribunale cosiddetti "minori". Il tribunale di Vasto è fra questi. All'intervento del sindaco di Vasto, Francesco Menna e del vicepresidente delle Camere penali, Fiorenzo Cieri, che replicano chiedendo la salvezza del presidio di legalità di Vasto, si unisce la nota del segretario generale dell'Associazione nazionale forense, l'avvocato Giampaolo Di Marco. Di Marco ha definito la riorganizzazione della geografia giudiziaria abruzzese una questione di bruciante attualità. «Sono passati dieci anni», ricorda Di Marco, «da quando fu posta in essere, su base nazionale, la nota riforma Severino della geografia giudiziaria, che portò alla chiusura di un gran numero di tribunali cosiddetti minori. All’epoca l’Abruzzo fu esentato da questa riforma, ma a distanza di dieci anni si profila di nuovo il rischio di chiusura di quattro tribunali su otto presenti nel nostro territorio. Noi pensiamo che questa ipotesi debba essere scongiurata in ogni modo. I tribunali che vengono definiti minori», ricorda il segretario dell'Anf, «sono dei presidi di giustizia sul territorio, che svolgono una funzione irrinunciabile e che hanno un ruolo fondamentale anche nel contrasto alle infiltrazioni malavitose, che negli ultimi anni abbiamo visto palesarsi nella zona costiera. Occorre individuare una soluzione definitiva», sollecita Di Marco, «che salvi i tribunali minori e che salvi tutta la geografia giudiziaria abruzzese, scongiurando definitivamente l'incubo della possibile soppressione. È auspicabile la predisposizione di un modello “Abruzzo” della giustizia, l’apertura del paventato tavolo tecnico che lavori al ripensamento di quella scelta che, su scala nazionale, non pare abbia prodotto i risultati sperati. È l’occasione per dare, a tutte le gambe del tavolo della giurisdizione, la medesima forza, che permetta di avere lo stesso nel corretto equilibrio, che non lasci cadere il cittadino e la giustizia». (p.c.)
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