Un violino di due metri arriva in corso Marrucino

L’artista Favata regala l’installazione al Comune: omaggio al compositore Selecchy Sarà realizzata in ferro zincato e collocata all’altezza di largo della Libertà
CHIETI . Un violino in ferro zincato alto due metri e mezzo. Arriva una maxi opera d’arte in corso Marrucino: non è ancora certo il giorno dell’inaugurazione ma dovrebbe essere installata nel giro di due mesi all’altezza di largo della Libertà.
A firmare la scultura è l’artista teatino Antonello Favata: «Con quest’opera», racconta Favata, «voglio onorare la memoria del grandissimo musicista e compositore del Miserere, Saverio Selecchy. Il Miserere mi ha sempre commosso fin da bambino e ha commosso anche il grande Papa Wojtyla. Per questo, ho pensato che sarebbe stato giusto omaggiare così un teatino illustre».
Il monumento è già pronto: si attende soltanto di conoscere la data della cerimonia. E l’opera ha già ricevuto il «parere favorevole» della Soprintendenza archeologica belle arti e paesaggio: secondo gli esperti, guidati dalla soprintendente Roberta Mencarelli, il grande violino si incastra con la storia di corso Marrucino rappresentando un collegamento tra il presente della città e le tradizioni. E anche una commissione tecnica comunale ha detto sì dopo aver valutato «proporzione dell’opera» e «ubicazione».
Un’opera d’arte gratis: la scultura è un regalo di Favata alla città e il sindaco Umberto Di Primio e gli assessori hanno dato il via libera all’installazione anche perché «nessun onere è a carico dell’ente né per l’installazione né per la successiva manutenzione». Del resto, il Comune con i conti in rosso non avrebbe potuto permettersi il lusso dell’arte: per ora l’imperativo dell’amministrazione Di Primio è risparmiare il più possibile.
La delibera di giunta 547, approvata nella seduta del 31 marzo scorso, spiega che «l’opera d’arte consiste nella scultura di un violino personalizzato e stilizzato in ferro zincato color bronzo sostenuto da un basamento». Dalla descrizione burocratica dell’amministrazione alla spiegazione dell’artista che, nel 2017, ha esposto i suoi bassorilievi e mosaici in marmo, vetro di Murano e quarzo anche alla Biennale di Venezia: «L’opera è collocata su un supporto a forma di “S” simboleggiante le iniziali di Saverio Selecchy. Al di sopra», dice Favata, «c’è un grande violino con il manico che, poi, si trasforma in un braccio e infine in una mano con le dita protese verso l’alto». Il violino diventa simbolo della musica mentre la mano rappresenta il collegamento degli uomini con Dio: «L’arte», dice Favata, «cerca di comunicare non soltanto con il genere umano ma guarda sempre in alto, verso il creatore».
Selecchy (1708-1788) è il padre del Miserere: all’età di 25 anni, divenne maestro di cappella della chiesa metropolitana di Chieti e chierico ad minoribus: nella sua carriera, compose un gran numero di opere sacre, cantate, oratori, mottetti, salmi e vespri ma il Miserere, rilasente intorno al 1730, è tra le pochissime opere sopravvissute. «Si narra», ricorda l’Arciconfraternita del Sacro monte dei morti, «che lo stesso Miserere sia legato alla processione del Cristo Morto da un lascito a favore del Monte dei Morti da parte del maestro, recante l’obbligo di eseguirlo tutti gli anni durante la processione stessa». (p.l.)

