Una colata di cemento intorno al Pescara

19 Agosto 2016

Cinque casse anti-esondazione da 54 milioni con una superficie di 86 ettari: l’appalto d’oro che aiuta i centri commerciali

CHIETI. Un fiume di cemento ingesserà il Pescara. Cinque casse di espansione, del costo di 54 milioni di euro per una superficie di 86 ettari: è l'opera idraulica più grande mai realizzata in Abruzzo per aiutare i privati, primi fra tutti i centri commerciali. Il fine ufficiale è scongiurare l’esondazione del fiume, mettendo al riparo dal rischio alluvione il tratto compreso fra Brecciarola e Rosciano passando per Cepagatti. A beneficiarne saranno i vari Megalò, l’uno e il futuro Megalò 2.

LA COINCIDENZA. Viaggiano infatti sullo stesso binario, quanto meno temporale, la mega opera idraulica e l’iter per la Valutazione d’impatto ambientale partito pochi giorni fa. La prima sarà funzionale al secondo centro commerciale di Santa Filomena. Ma nessuno ne parla. Tutto si consumerebbe sotto traccia se non fosse per il Wwf di Chieti e Pescara che scrive: «Una scelta illogica che pone un dubbio inquietante: e se, dopo la costruzione delle casse, invece di procedere con una pianificazione di bacino, si cogliesse l’occasione per ridurre le classi di rischio in alcune zone limitrofe al fiume e appetite da interessi di urbanizzazione incontrollata?». E’ la domanda chiave alla quale Luciano D’Alfonso, la sua giunta, i consiglieri regionali e il Comitato Via sono stati chiamati a rispondere.

LA LETTERA. A loro ha scritto Nicoletta Di Francesco, responsabile provinciale del Wwf. «Che si tratti davvero di una “opera strategica” e concretamente utile è tutto da dimostrare visto che è stato calcolato che la riduzione dell’ondata di piena attesa è dell’ordine del 10%: a fronte di una grande piena il 90% dell’acqua arriverebbe comunque a valle», denuncia l’associazione ambientalista, «le casse di espansione ubicate dentro le aree golenali interferiscono con la naturale e ordinaria esondazione del fiume. Non bisogna per questo realizzare degli invasi in sostituzione ma recuperare invece le aree di esondazione naturale. Le casse di espansione, se ritenute necessarie, vanno poste al di fuori delle aree golenali stesse, in aggiunta e non in sostituzione delle medesime».

DESTINO SEGNATO? Il Wwf mette pure in evidenza un dato per certi versi assurdo: non è stato individuato il gestore delle opere di laminazione e non è stato redatto un piano di manutenzione, due argomenti che dovrebbero invece rappresentare un contenuto essenziale dello studio. «Questo significa che c’è la concreta possibilità che al danno (le opere in sé) si aggiunga la beffa della vanificazione a breve termine degli effetti positivi attesi se non addirittura della mancata entrata in esercizio». I cattivi esempi in tal senso non mancano, a cominciare dal potabilizzatore di San Martino sul quale sono stati inutilmente sprecati venti milioni di fondi pubblici finiti sotto l’esame della procura(senza alcun risultato!).

Ed ecco il messaggio: «Invece di insistere con una opera costosa e di dubbia utilità pratica, si dovrebbe puntare in via prioritaria su una migliore gestione del territorio, a cominciare da un provvedimento a costo zero per la collettività: il divieto assoluto di costruire, senza alcuna eccezione, entro una ampia fascia di rispetto dall’alveo dei fiumi».

LA POLITICA. Invece la politica ed i Comuni vanno in direzione opposta. Certamente quello di Cepagatti, mentre quello di Chieti è molto cauto dopo i guai giudiziari causati dalla vicenda parallela del Megalò 3, della società Akka (leggi inchiesta per corruzione). Ma è un’altra storia. Per il Megalò 2 la Sirecc srl, che ha sede a Imola, ha pubblicato l’avviso dell’avvio della procedura di valutazione d’impatto ambientale inviata alla Regione, Dipartimento opere pubbliche, governo del territorio e politiche ambientali. “Opere di messa in sicurezza ai fini idraulici dell’area Prusst 7-93 e modifica planimetrica dell’intervento edilizio a completamento con la realizzazione di edifici commerciali - No food”, questo è il tema. L’intervento è a cavallo dei territori comunali di Cepagatti (per due terzi) e Chieti, dirimpetto all’attuale Megalò.

AFFARI D’ORO. Le cinque vasche di esondazione non sono direttamente collegate a questo iter amministrativo. Ma di fatto lo diventeranno. «E’ invece necessario programmare le opere pubbliche con una visione d’insieme che tenga conto anche della presenza del fiume e non a compartimenti stagni», è la conclusione del Wwf, «un esempio (negativo) in tal senso è la strada che conduce da Dragonara al centro agroalimentare di Cepagatti realizzata su un terrapieno che, in caso di esondazione, funge da tappo riducendo nei fatti la capienza delle aree di potenziale esondazione esistenti in quel posto».

In altre parole, il mezzo vuole sostituirsi al fine: l’opera mastodontica non basterà per scongiurare la rottura degli argini del Pescara. Ma statene certi garantirà affari d’oro ai re del cemento armato.