Una martellata infrange la lapide di Stefano Russo

15 Luglio 2014

Atto vandalico al cimitero di Chieti. La mamma Mariangela: «Colpo al mio cuore» Il giovane morì a 23 anni. I video potrebbero incastrare gli autori dei raid

CHIETI. Un colpo di martello per mandare in frantumi la lapide di Stefano Russo, morto l’anno scorso a soli 23 anni.

«Ieri sono stata male e continuo a provare dolore» racconta con un velo di commozione la mamma, Mariangela Cerritelli «il dolore per la perdita di mio figlio è già inconsolabile, e chi ha fatto quel gesto così terribile ha mandato in frantumi anche il mio cuore». L’atto vandalico è stato messo in atto ieri mattina, intorno alle 10. La signora Mariangela ne ha la certezza perché lunedì quando si è recata al cimitero era tutto a posto. «La certezza sull’orario me l’ha data anche il fioraio che ha il chiosco di fronte all’entrata del camposanto di Sant’Anna». Dove è sistemata la tomba della famiglia Russo.

«Sono arrivata intorno alle 11 con mia figlia e quando ho visto quello scempio ho sentito una fitta al cuore. La lapide era stata colpita con forza con qualcosa di pesante, probabilmente un martello. Ad andare in pezzi è stata anche la foto di Stefano. Un gesto orribile» prosegue Mariangela «fatto deliberatamente». Non è stato dunque un incidente, magari un operaio che ha urtato con un mezzo la lapide. «Non è una tomba a terra. Chi ha sferrato il colpo lo ha fatto con consapevolezza. Ha colpito lui per colpire nel profondo me».

Qualche mese fa un altro atto vandalico sempre sulla tomba del ragazzo. «In quella occasione ruppero le fiaccole posizionate sulla lapide» dice Mariangela «ma non ho pensato di denunciare il fatto. Ieri, invece, quando ho visto quell’ignominia e soprattutto la foto di mi figlio profanata mi sono decisa a chiamare il 113. I poliziotti sono arrivati subito. Insieme abbiamo fatto un giro nel cimitero per vedere se c’erano stati altri vandalici. L’unica tomba profanata è stata quella di mio figlio». A incastrare l’autore di un gesto così vigliacco potrebbe essere la videocamera sistemata proprio all’ingresso del cimitero. «Spero che il colpevole soffra per il mio perdono e per il perdono di un figlio come Stefano che ha dato amore a tutti. Lui è stato un grande e da lassù l’ha già perdonato».

Stefano Russo ha iniziato il suo calvario quando aveva 2 anni. «Ha sofferto per 21 anni, ma è stato lui a insegnarci a sorridere a darci la forza di andare avanti» confida la mamma. Ha sorriso anche quando se ne è andato ascoltando la canzone di Vasco Rossi: «Voglio trovare un senso a questa vita, anche se questa vita un senso non ce l’ha...»

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