Una petizione per Costa sul sito dell’ex conceria

24 Gennaio 2019

Il ministro dell’Ambiente con Marcozzi davanti ai cancelli dell’impianto. I residenti: la falda è contaminata, faccia qualcosa, nelle case anche l’inquinamento delle aziende

CHIETI. «Ma qui è tutto fermo?». Davanti ai cancelli dell’ex conceria Cap che continua ad avvelenare la zona industriale di Chieti Scalo, il ministro dell’Ambiente Sergio Costa fa la domanda ai residenti di via Penne, quelli che abitano vicino ai ruderi con il tetto di amianto. Gli abitanti gli fanno un cenno: l’inquinamento che fa più paura, qui, è quello che non si vede. L’elenco delle sostanze tossiche che si ritrovano nel terreno è troppo lungo da ricordarlo a memoria: «Manganese, nichel, 1.1 dicloroetilene, 1.2 dicloropropano, cloruro di vinile, tricloroetilene, tetracloroetilene, triclorometano, 1.2 dicloroetilene, cromo VI», così dicono i documenti. Il consigliere comunale del M5S Ottavio Argenio spiega al ministro: «La falda acquifera è interessata dalla contaminazione». All’ex conceria e nel resto della zona, così spiega la candidata alla presidenza della Regione Sara Marcozzi, i rifiuti sono finiti sottoterra: «Il pregiudizio è grande», dice. La Regione, ai tempi dell’ex presidente Luciano D’Alfonso, ha promesso 10 milioni di fondi Masterplan da dividere con il Sir Saline-Alento di Montesilvano e Francavilla: 5 milioni per uno. Ma è troppo poco: da sola, la bonifica dell’ex Cap costerebbe 3,5 milioni.
L’ex conceria – che domani sarà messa all’asta – è la sorgente dell’inquinamento di Chieti Scalo: una perizia risalente al 2006 dice che i rifiuti sono stati messi sottoterra «abusivamente» fino a creare un muro di «4 metri di spessore», che i terreni sono diventati «neri-bluastri» e sono «totalmente impregnati da sostanze non naturali» tanto che si registra ancora una «contaminazione diffusa della falda da metalli pesanti (in particolare cromo), solventi clorurati e idrocarburi pesanti». Nella sua tappa in Abruzzo dedicata alla mega discarica di Bussi, il generale dei carabinieri Costa, uno in prima linea nella terra dei fuochi in Campania, scopre un’altra bomba e dice: «Le bonifiche delle acque e dei terreni sono fondamentali. È una parte fondamentale dello sviluppo economico».
Nel Sir dello Scalo, con il divieto di usare l’acqua per irrigare i terreni a partire dal 2008, la visita di un ministro è un evento. Insieme ai grillini, a mostrare i nodi irrisolti della zona ci sono anche i rappresentanti dei comitati Insieme per via Penne e Villabloc. Da via Penne, gli abitanti denunciano l’emergenza delle discariche abusive che nessuno, finora, riesce a frenare: «Adesso parlo io con i colleghi carabinieri: sono ancora un generale», dice il ministro, «l’aspetto giudiziario non risolve il problema ma pone sempre un freno». Un rappresentante di Villabloc consegna a Costa una petizione con le firme dei residenti per denunciare l’inquinamento provocato dalle imprese che finisce dentro le case: «Lo posso tenere?», dice il ministro con il foglio in mano. «È per lei, faccia qualcosa per noi», risponde il residente.