Una stele nel parco per combattere odio e pregiudizio

6 Ottobre 2018

Inaugurato il monumento sull’olocausto di rom e sinti Pupillo: risposta alla violenza. Ovadia: qui città della libertà 

LANCIANO. Romanì, ebraico, italiano, inglese, croato. C’è una piccola babele di lingue all’ombra del primo monumento dedicato al Samudaripen, l’olocausto di rom e sinti. È una mattina di umido autunno, la vigilia di un anniversario importante per Lanciano, città Medaglia d’oro al valor militare. È il giorno in cui si ricorda la resistenza di un piccolo gruppo di partigiani che decise di ribellarsi al nazifascismo immolando le proprie vite per la libertà. Ed è questo il giorno scelto per riscrivere la “Storia degli ultimi”, dei dimenticati, di quelli che la storia l'hanno vissuta, patita, sopportata, ma che non hanno meritato nemmeno la pietà del ricordo. Sono i rom, i sinti, gli omosessuali, i comunisti, gli oppositori politici: vittime due volte, del nazifascismo e dell’oblio. «Con questo monumento», dice il sindaco Mario Pupillo, «vogliamo riportare alla Storia quello che era sfuggito. È la risposta migliore al vento di populismo e di violenza che agita l’Europa in questi ultimi anni: fratellanza e democrazia come risposta all’odio e alla violenza».
L’idea di un ricordo di pietra della Maiella che racconti la Storia dei dimenticati è del professore e musicista Santino Spinelli, tra i più appassionati rappresentanti della cultura rom in Italia. Suo padre Gennaro ha vissuto la barbarie di un campo di concentramento quando aveva cinque anni. Il monumento svetta ora nel Parco delle Memorie di via Belvedere. Alle sue spalle c’è Villa Sorge, ex campo di internamento femminile, dove fu imprigionata Maria Eisenstein, che fu poi una delle più preziose testimoni di ciò che avvenne in Italia negli anni ’40. Poco distanti, le strade intitolate alla Resistenza, ai Martiri Ottobrini, agli eroi della libertà. È questo il luogo di tutte le memorie. Ad onorarlo, tra gli altri, il sindaco di Laterza, Gianfranco Lopane, con cui il Comune di Lanciano ha stretto un gemellaggio in onore della pace e della solidarietà trai popoli; Stefano Trinchese, prorettore dell’Università d’Annunzio; la presidentessa della sezione Anpi Trentino La Barba, Maria Saveria Borrelli; l’attrice e attivista politica serba Dijana Pavlovic; il giornalista Gad Lerner e l’attore, scrittore e musicista Moni Ovadia. «E dire che ad Auschwitz inizialmente la condizione dei prigionieri nel “lager degli zingari” aveva suscitato la nostra invidia», si legge in una lettera inviata da Liliana Segre, sopravvissuta alla Shoah, «lì non erano stati separati - gli uomini dalle donne, gli abili al lavoro dagli inabili - e le famiglie vivevano unite nelle loro baracche e avevano conservato anche i loro vestiti. Sentivamo le loro voci, le voci dei bambini, li consideravamo fortunati. Solo dopo capimmo cosa li aspettava. Ce ne accorgemmo una mattina in cui quei rumori non li sentimmo più e nelle loro baracche regnava un silenzio spettrale. Nella notte tutti - uomini, donne, bambini, vecchi - erano stati sterminati nelle camere a gas».
«Perché questo monumento arriva così tardi?», si domanda Gad Lerner, «forse perché arriva al termine di una sequenza di odio, pregiudizio e discriminazione. Andrò via da Lanciano pensando che il coraggio di questa comunità costituirà d’ora in poi un prezioso faro di civiltà». Toccante e intenso Moni Ovadia. «Dobbiamo uscire dalla falsa retorica», si infervora, «come è possibile che uomini delle istituzioni vadano in visita nei lager e nei luoghi degli orrori e che uscendo sottacciano lo sterminio di rom e sinti? Lanciano e Laterza diventano città sacre per la democrazia, l’uguaglianza e la libertà».
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