Università dell’Adriatico, è un coro di no

13 Luglio 2018

Anche M5S e Fratelli d’Italia contestano il nuovo nome, Argenio: ci basta il riferimento a d’Annunzio

CHIETI. Continua la polemica sul nuovo nome dell’università d’Annunzio con un riferimento al mare Adriatico che, da Chieti, è stato giudicato troppo pescarese. Al coro di no contro la proposta del rettore Sergio Caputi – la denominazione «università degli studi dell’Adriatico Gabriele d’Annunzio Chieti-Pescara» è stata approvata dal Senato accademico e ora dovrà passare al vaglio del Cda dell’ateneo –, si accodano anche il M5S e Fratelli d’Italia.
Il consigliere comunale grillino Ottavio Argenio invoca un «ripensamento» del rettore e critica la levata di scudi di Forza Italia – il consigliere regionale Mauro Febbo ha scritto una lettera di protesta al rettore – e del Pd con un intervento del consigliere comunale Alessandro Marzoli che ha parlato di «inchino a Pescara»: «Il cambio di nome mi pare assurdo poiché resto convinto che l’originario d’Annunzio valga, da solo, più dei sette mari messi insieme. Al Pd e al centrodestra dico che farebbero meglio a tacere visto che, quando hanno avuto l’opportunità di fare qualcosa, hanno fatto solo un gran casino. Al rettore chiedo un ripensamento», conclude Argenio, «anche perché l'Adriatico si estende, più o meno, da Venezia a Lecce e prima di cambiar nome sarebbe opportuno pensare di cambiar passo».
«Una proposta a chiaramente preoccupante», così è per il portavoce cittadino di Fratelli d’Italia Roberto Miscia, «quale progetto nel lungo termine risulterebbe imprescindibile da un cambio di nome? Può un cambio di nome, onorabilissimo e vanto di una storia radicata negli anni, creare vantaggio in un futuro prossimo? La risposta è chiaramente no. La denominazione di un’istituzione», dice Miscia, «è visibilmente slegata da qualsiasi indirizzo aziendale a meno che – e qui noi siamo abituati a non aver più bisogno di indizi per ottenere prove – ci sia l’intento di portare avanti il cosiddetto “scivolamento costiero”. Un fenomeno diffuso ma che diventa piaga sociale nel momento in cui ogni polo d’eccellenza e peculiarità dell'entroterra collinare e montano abruzzese venga forzatamente trasportato a valle lasciando vuoto e desolazione dietro di se. È questa una politica che mai con cosi tanta prepotenza è stata applicata nei confronti della città di Chieti negli ultimi 5 anni, partendo dallo scippo di alcuni importanti uffici e sedi istituzionali, passando per ultimo al nosocomio teatino».