Vendita-truffa della casa Soldi riciclati nei casinò

27 Giugno 2017

Inquilini cedono a ignari acquirenti l’appartamento preso in affitto: 6 arresti  Assegni trasformati in fiches per conti-gioco a Venezia e Nuova Gorica 

CHIETI. Avevano affittato un appartamento, tramite documenti falsi avevano finto di esserne i proprietari e lo avevano venduto. E, per coprire qualsiasi traccia della truffa, avevano riciclato i soldi convertendoli in fiches di due noti casinò. Ma alla fine, nonostante il piano davvero ben congegnato, la Guardia di finanza teatina ha scoperto tutto. Per reati che vanno dalla truffa, al riciclaggio, autoriciclaggio, sostituzione di persona, falsità materiale, falsità ideologica e false attestazioni, sono state arrestate sei persone (delle quali tre ai domiciliari) e indagate altre quattro. Tranne due, gli altri sono tutti abruzzesi residenti tra Chieti, Francavilla al Mare e Pescara.
Operazione Fantomas. Ai finanzieri sembrava di avere a che fare con dei fantasmi, tanto i truffatori erano bravi a coprire le loro tracce. L’operazione, infatti, era stata chiamata “Fantomas”. Ma alla fine gli uomini del comando provinciale guidato dal colonnello Serafino Fiore hanno avuto la meglio. L’operazione è stata portata a termine, in particolare, dal Nucleo di polizia tributaria e dalla Sezione di polizia giudiziaria. A loro sono andati i complimenti del sostituto procuratore Gianfranco Ciani che ha coordinato le indagini.
La casa sottratta. La truffa parte da una casa scippata. A Roma, nel quartiere Prati una coppia di romani affitta un appartamento. L’affittuario, però, si procura un documento di identità falso con i dati del proprietario e la propria faccia, e mette in vendita la casa. Ha anche una serie di dati tecnico-catastali che esibisce ad ignari compratori per far credere di essere il vero proprietario dell’immobile. Il documento d’identità falso serve anche per aprire tre diversi conti in altrettante banche dove vanno a finire i 400mila euro della vendita dell’appartamento.
Soldi riciclati ai casinò. A questo punto ci sono vari passaggi bancari, ma i truffatori hanno ideato un ingegnoso modo per coprire le tracce dei soldi. Hanno aperto un conto-gioco al casinò di Venezia e a quello di Nuova Gorica, in Slovenia (in questo caso è intervenuta l’interpol), trasferendovi 200mila euro ciascuno. Parte dei soldi viene anche utilizzato per comprare lingotti e monete d’oro. In tutti questi passaggi i truffatori si rivelano molto accorti, perché tutte le movimentazioni avvenivano dissimulando la reale identità degli autori e sfruttando anche la complicità di un direttore di una banca di Latina. Per quanto riguarda i conti-gioco, i soldi sono stati dunque convertiti in fiches da gioco, ritirati e poi ceduti in nero a un complice. Questi è tornato nei casinò e ha ricambiato le fiches in contanti, riprendendosi i 400mila euro che a questo punto apparivano assolutamente puliti, come proventi di una vincita ai tavoli da gioco.
Schede telefoniche fantasma. Tutta l’attività illecita si è caratterizzata per l’abilità dimostrata dall’organizzazione criminale nel pianificare tutti i minimi dettagli al fine di rendere difficoltosa l’identificazione degli esecutori materiali della truffa. Basti pensare che, oltre alla falsificazione dei documenti d’identità, sono state attivate numerose schede telefoniche, intestate ad ignari soggetti per lo più pregiudicati ed irreperibili, solo ed esclusivamente dedicate a mantenere i contatti tra i membri del gruppo criminale e con le persone truffate. Realizzata la truffa, le schede Sim e i telefoni cellulari utilizzati venivano distrutti.
L’indagine impossibile. L’inchiesta parte con la denuncia della coppia romana che a un certo punto scopre di non essere più proprietaria dell’appartamento romano che aveva affittato nel quartiere Prati. Da Roma, per competenza territoriale, l’inchiesta arriva a Chieti con il bollino di “indagine impossibile”. L’inchiesta è ancora in corso. È al vaglio anche la posizione del notaio che ha certificato la regolarità della vendita. Si dovrà capire se ha chiuso un occhio o se è stato imbrogliato anche lui. Il primo a finire agli arresti è stato il finto proprietario della casa. Secondo il comandante del Nucleo di polizia tributaria del comando provinciale teatino Alberto De Ventura, si tratta solo di «un pesce piccolo. Perché è quello che ci ha messo la faccia, mentre i capi si sono tenuti ben nascosti».
Al vertice due francavillesi. A capo dell’organizzazione c’erano due residenti di Francavilla al Mare. Due persone già note alle forze dell’ordine per reati di questo genere. Entrambi sono finiti in arresto. Di uno dei due c’è anche un fratello indagato nella stessa inchiesta.