Via Verde: ecco tutti i punti ancora critici

17 Maggio 2020

Reportage della Cna sulla ciclopedonale. Di Dionisio: pochi tratti ultimati. Marchese: accelerare i lavori

LANCIANO. Tratti incompleti, in parte divorati dalle mareggiate o che si interrompono davanti alle gallerie sbarrate. La Cna Turismo passa al setaccio i 65 chilometri del percorso cicloturistico della costa chietina, da Francavilla a Vasto, quella che, una volta realizzata, potrebbe essere una delle ciclovie più lunghe d’Europa. «Allo stato attuale», precisa il responsabile regionale di Cna Turismo Abruzzo, Gabriele Marchese, «stando all’avanzamento dei lavori effettivi sul percorso, ben difficilmente potrà essere a disposizione degli amanti della bici in poco tempo. Ha ragione il rapporto sul cicloturismo in Italia quando descrive questo settore come “componente essenziale della ripresa del settore turistico all’indomani dell’epidemia da Covid-19”, ma in Abruzzo esistono ancora tante criticità per il completamento del tratto della ciclovia Adriatica, che figura in cima al gradimento del popolo delle due ruote».
Così Claudio Di Dionisio, presidente regionale di Cna Turismo e accompagnatore ciclo-turistico, è salito in sella alla sua bici per documentare quelli che si presentano ancora come vistosi “punti neri” dell’infrastruttura. «Sono partito dal Pontile di Francavilla direzione San Salvo», racconta, «nei primi 3 chilometri, fino al confine con Ortona, esiste una parziale e vecchia ciclo-pedonale realizzata sul marciapiede e non conforme alle normative Cee. Dal confine nord fino al porto di Ortona non esiste nulla per 13 chilometri. Una volta al porto, per circa un chilometro e mezzo c’è una ciclo-pedonale; ma dalla riserva Acquabella, per altri 3 chilometri che comprendono una galleria, non c’è ancora nulla. Una volta a San Vito e fino a contrada Portelle esiste la pista con piccoli pezzi non ultimati, ma arrivati alla galleria del promontorio dannunziano si blocca di nuovo».
Scenari non dissimili una volta oltrepassati i luoghi cari al Vate. «Da qui in poi la pista presenta diversi blocchi e pezzi mancanti, principalmente in prossimità delle gallerie, tutte chiuse», continua Di Dionisio, «oltrepassata Fossacesia marina si arriva a Torino di Sangro, dopo circa 8 chilometri: dalla vecchia stazione ferroviaria, per 3 chilometri, la pista è inesistente, con un tratto di oltre 200 metri crollato per le mareggiate. Una volta rientrati a lido Le Morge, si torna per un paio di chilometri e mezzo sulla pista, a Casalbordino lido, che poi si interrompe di nuovo per circa 4 chilometri. Da qui in poi, invece, la pista diventa bellissima e per circa 8 chilometri, fino a Punta Aderci, corre su stabilizzante battuto per preservare il territorio della riserva e forma una lunga lingua bianca che si addentra fino al punto panoramico». Ultimi flash per lo sprint finale. «Dopo Punta Aderci la pista non esiste per circa 4 chilometri, fino alla spiaggia della Canale», prosegue il viaggio, «da lì in poi esiste quasi integralmente fino a Marina di Vasto, con le eccezioni delle gallerie tutte chiuse. Poi ci si immette sulla vecchia ciclo-pedonale che arriva finalmente a San Salvo dopo altri 4 chilometri». Su un tratto di 65 chilometri passati al vaglio, ce n’è ancora una trentina da completare con il conseguente obbligo, per il ciclista, di reimmettersi sulla Statale 16 tra Tir e altri pericoli. «Questo è lo stato delle cose», conclude Marchese, «questo segmento dell’offerta turistica abruzzese stenterà a decollare se non ci sarà ora un’accelerazione dei lavori da parte dei diversi soggetti appaltanti». (s.so.)
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