Vicina di casa uccisa Fissata l’udienza dei ricorsi in appello

12 Settembre 2014

SAN SALVO. Omicidio di Albina Paganelli: fra due settimane la Corte d’assise d’appello celebrerà il processo di secondo grado contro Vito Pagano, 30 anni, di San Salvo, condannato dal Gup di Vasto...

SAN SALVO. Omicidio di Albina Paganelli: fra due settimane la Corte d’assise d’appello celebrerà il processo di secondo grado contro Vito Pagano, 30 anni, di San Salvo, condannato dal Gup di Vasto il 15 ottobre 2013 alla pena di 15 anni e 4 mesi di reclusione. Il ricorso in appello è stato presentato dal procuratore Giancarlo Ciani e dalla collega Enrica Medori, dai difensori e dai legali dei giovani accusati di correità da Pagano e poi scagionati, gli avvocati Andrea Chierchia, Giuseppe Piserchia e Marisa Berarducci. Questi ultimi chiedono la condanna dell’imputato anche per calunnia. Per l’accusa di omicidio, la Procura ha presentato ricorso in Cassazione chiedendo la rimodulazione della pena ritenuta troppo bassa e appellandosi contro la non sussistenza delle aggravanti. Contro l’assoluzione dal reato di calunnia, invece, la Procura ha presentato ricorso in appello. La medesima impugnazione è stata avanzata dal procuratore generale della Corte d’appello dell’Aquila, Ettore Picardi.

Trattandosi di un processo celebrato con rito abbreviato l’udienza è stata fissata velocemente. Il processo si terrà il 29 settembre. Il ricorso in Cassazione sarà riunificato ai ricorsi in appello (c’è anche quello della difesa dell’imputato) e quindi il processo si terrà all’Aquila. La sentenza di primo grado è stata emessa dal giudice Anna Rosa Capuozzo il 15 ottobre dello scorso anno. Vito Pagano, accusato di avere ucciso Albina Paganelli con 18 coltellate, è stato condannato per il solo reato di omicidio a 15 anni e 4 mesi di reclusione, al risarcimento del danno, al pagamento delle spese processuali e all’interdizione dai pubblici uffici. L’imputato è stato assolto dall’accusa di calunnia. Le attenuanti generiche hanno prevalso sulle aggravanti. Tenuto conto del rito abbreviato, della dipendenza dalla droga che avrebbe provocato nel giovane uno stato patologico foriero di comportamenti irrazionali (compresa la chiamata in correità rivolta ad altre due persone) e del pentimento dell’imputato, Pagano ha ottenuto la riduzione della pena da 21 a 15 anni e 4 mesi di reclusione, così come richiesto dai difensori dell’accusato, gli avvocati Fiorenzo Cieri e Clementina De Virgiliis. La pubblica accusa aveva chiesto la condanna a 30 anni.

La parte civile sarà rappresenta dagli avvocati Giovanni e Antonello Cerella. (p.c.)

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