Vigilante ferito, gli atti tornano alla procura

Il buttafuori del locale El Domingo centrato da un colpo di pistola nel luglio 2017: processo da rifare
VASTO. Sparo al buttafuori: tutto da rifare. In accoglimento delle contestazioni esposte dagli avvocati Marisa Berarducci e Antonello Cerella, difensori di Denis Bimi, 32 anni, albanese, il presunto sparatore dell'addetto alla vigilanza Walther Cordisco, il giudice del tribunale di Vasto, Stefania Izzi, ieri ha deciso che il fascicolo torna al pm a causa di omesso deposito di alcuni atti importanti riguardanti le intercettazioni. Si allungano quindi i tempi di una vicenda iniziata nel 2017 e che vede imputate ben 29 persone. Bimi è stato accusato di tentato omicidio, minacce, porto abusivo di armi e lesioni personali, altri nove indagati sono accusati di porto abusivo di arma da fuoco, lesioni personali aggravate e spaccio. In 18 sono accusati di spaccio e due di favoreggiamento. In totale 29 persone difese anche dagli avvocati Fiorenzo Cieri, Giovanni Di Santo, Alessandro Cerella e Francesco Cerella.
Colpo di scena, dunque, dopo otto anni di indagini, otto anni di episodi inquietanti e tre inchieste. La vicenda risale al 23 giugno 2017. Poco prima dell'una di notte, un giovane albanese sparò un colpo di pistola contro Walther Cordisco, 38 anni, l'addetto alla security del locale El Domingo del lido Pachuka, a San Salvo Marina, ferendolo ad una gamba. I carabinieri identificarono il gruppo e il presunto sparatore: tutti albanesi che pretendevano di entrare. Dopo un iniziale battibecco, uno del gruppo estrasse la pistola e esplose un colpo ferendo il vigilante. Qualche giorno prima, nel locale, il gruppo aveva già provocato un parapiglia ed era stato allontanato. Uno sgarbo che a loro giudizio andava punito per ribadire le regole e il predominio. Il 23 giugno 2017 arrivarono al Pachuka prima in quattro, poi diventarono 7 e infine 30. Quel che accadde dopo è cosa nota.
L'episodio, così come l'operazione Evelin, compaiono anche nel dossier della Dda. Da quell'episodio gli investigatori scoprirono un importante giro d'affari di droga. Cordisco, assistito dagli avvocati Giuseppe La Rana e Pino Sciarretta un anno fa, nel corso della prima udienza, aveva presentato la costituzione di parte civile e chiesto 500mila euro di risarcimento. Gli avvocati Berarducci e Cerella non hanno mai ritenuto di dover ricorrere al rito alternativo per Bimi e hanno affrontato il processo con determinazione contestando diverse anomalie. Ieri mattina il giudice, sentite le richieste dei due avvocati, si è ritirato in camera di consiglio e poco prima di mezzogiorno ha comunicato che il fascicolo sarà rinviato alla Procura per omesso deposito di alcuni atti ritenuti fondamentali riguardanti in particolare delle intercettazioni. Quanto accaduto ieri mattina potrebbe a questo punto influenzare anche l'altro processo. (p.c.)
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