Vigili del fuoco, ex comandante nei guai: viaggi a sbafo con i Telepass per 8 anni

22 Marzo 2023

Il pubblico ministero: «Erano per i mezzi di servizio, ma Eugenio Michelangelo Barisano li ha usati per le sue auto» Tra l’ottobre 2010 e l’aprile 2018, l’imputato ha accumulato pedaggi autostradali in tutta Italia per oltre 14mila euro

CHIETI. Quasi otto anni di viaggi a sbafo con tre telepass di proprietà della società Autostrade per l’Italia e assegnati al Corpo nazionale dei vigili del fuoco. È iniziato ieri mattina, con questa accusa, il processo nei confronti di Eugenio Michelangelo Barisano, 62 anni, originario di Mirabella Eclano (Avellino) e residente a San Severo (Foggia), ex comandante provinciale dei pompieri di Lecce e Matera ed ex funzionario a Foggia, ora imputato di peculato continuato. La competenza è del tribunale di Chieti (presidente Guido Campli, giudici a latere Morena Susi ed Enrico Colagreco) perché il «primo indebito utilizzo» è avvenuto al casello dell’A14 di Dragonara.
LE ACCUSE
In base a quanto ricostruito dal sostituto procuratore Giancarlo Ciani (ieri in aula c’era il pm Giuseppe Falasca), quei telepass erano stati assegnati per «l’impiego su mezzi di servizio targati Vvf, con espressa esclusione di utilizzo sulle vetture private». Ma, sempre secondo la contestazione della procura, i tre telepass sono finiti sul cruscotto delle auto dell’allora comandante e di suo fratello (quest’ultimo è estraneo alle indagini): tra il 22 ottobre 2010 e il 6 aprile 2018, sono stati accumulati pedaggi autostradali per un totale di 14.009,76 euro.
«INDEBITO UTILIZZO»
Barisano, dunque, è finito nei guai perché, «nella qualità di pubblico ufficiale», si è appropriato dei telepass utilizzandoli indebitamente per fini personali». Le indagini sono state coordinate dalla procura della Repubblica di Bari, ma poi gli atti sono stati trasmessi a Chieti.
L’UDIENZA
Ieri, la difesa dell’imputato ha sollevato l’eccezione di incompetenza territoriale, rigettata dal tribunale – come è già avvenuto nel corso dell’udienza preliminare – perché ritenuta «priva di fondamento», considerando che il primo fatto contestato nel capo di imputazione risulta commesso a Chieti e che non c’è alcuna possibilità di ritenere gli episodi oggetto dell’accusa connessi con quelli pendenti davanti ad altre autorità giudiziarie. La prossima udienza è in programma il 3 ottobre, quando saranno ascoltati i testimoni del pubblico ministero e anche l’ex comandante – assistito dagli avvocati Alessandro Perrucci e Donatello Cimadomo – avrà l’opportunità di fornire la sua versione dei fatti davanti ai giudici; poi, arriverà la sentenza.
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