Villa Pini, Ivone snobba gli ex lavoratori

6 Luglio 2016

Non si presenta all’incontro con 70 persone disperate, restano un mistero i 31 milioni non sbloccati della vendita

CHIETI. Privilegiati sulla carta, ignorati nella realtà. Si sentono in questo modo gli ex lavoratori della clinica Villa Pini d’Abruzzo che in teoria sono creditori privilegiati (nel senso che devono essere pagati prima di altri) ma che, a sei anni dal fallimento, non hanno visto neanche un soldo. Anzi, non avendo neanche rappresentanze nel Comitato dei creditori, non riescono neanche ad interagire con la curatela fallimentare come avrebbero voluto. Sono circa 600 i lavoratori che nel 2010, alla data del fallimento del gruppo che faceva capo all’ex re dalla sanità privata Vincenzo Angelini, lavoravano nella clinica teatina, cuore dell’impero di Angelini, che contava circa 2.000 lavoratori. Una settantina di dipendenti dei 600 di Villa Pini hanno creato un comitato che ha come rappresentanti Nino Marchese e Said El Khoury. Il comitato ha affidato le proprie rivendicazioni all’avvocato Alessio Di Carlo. Attraverso di lui, a sei anni dal crac Villa Pini, ora i lavoratori, chiedono che si metta finalmente mano a un piano di riparto dei soldi a disposizione della curatela fallimentare e possano finalmente avere il dovuto. Soprattutto adesso che, a detta dell’avvocato Di Carlo, si sarebbe concluso il contenzioso che tiene bloccati gli oltre 31 milioni di euro pagati dall’attuale proprietario della clinica, il gruppo Santa Camilla, composto dalla cordata di imprenditori della sanità privata Spatocco, Pierangeli, Di Lorenzo e Petruzzi.

«I milioni pagati dall’acquirente», ha ricordato Di Carlo, «erano rimasti congelati finché non fosse terminato il contenzioso aperto dalla Santa Maria De Criptis che si era aggiudicata l’asta per la vendita della clinica ma che poi aveva perso l’aggiudicazione. A quanto ci risulta la Santa Maria De Criptis, fallita a febbraio scorso, ha perso la causa nei confronti della curatela fallimentare. A questo punto riteniamo che quei milioni possano essere finalmente scongelati e che si possa iniziare a pensare a un piano di riparto, anche parziale».

La richiesta è stata inoltrata all’avvocato Ivone che il comitato aveva anche invitato alla conferenza stampa di ieri. Il curatore fallimentare non si è presentato. «Dall’avvocato Ivone vorremmo avere notizie ufficiali», ha detto Di Carlo, «le abbiamo chieste tramite istanze formali alle quali non è mai stata data risposta». I lavoratori chiedono di sapere se i 31 milioni sono effettivamente svincolati, se si può procedere a una ripartizione e quanto dovrebbe toccare a loro. La cifra che potrebbe andare a finire ai lavoratori dovrebbe aggirarsi tra i 10 e i 12 milioni di euro. Ma anche su questo dato non c’è alcuna certezza. (a.i.)