«Villa Pini non fa la fine di uno scatolone vuoto»

A Torrevecchia 220 posti per la riabilitazione extraospedaliera più una Rsa Il giallo della Spatocco? «La Regione ha lavorato sui dati degli imprenditori»
CHIETI. Villa Pini non diventerà uno scatolone vuoto da svendere al miglior offerente. E il giallo della Spatocco, che conosceva in anticipo il decreto salvacliniche firmato da Luciano D’Alfonso, si può chiarire con una battuta: la Regione ha deciso sulla base dei dati forniti dalle cliniche. Infine il sospetto (veniale) della parola “sindaco” spuntata a penna sull’atto della Synergo, ovvero la società di Pierangeli e Spatocco, presentato al Comune di Chieti, ha una spiegazione. Nel giorno in cui il forzista Mauro Febbo invia un esposto al Nas per denunciare il valzer dei posti letto e la nuova mappa della sanità privata, che trasferisce Chirurgie, letti e pazienti da Chieti a Pescara, i re delle cliniche rispondono al Centro. Chi parla, una fonte autorevole e molto in alto, chiede per ora l’anonimato.
Il privato informato in anticipo? E’ normale che la richiesta di modifica di posti letto e reparti sia stata presentata dalla Synergo al Comune di Chieti il 7 gennaio, quattro giorni prima della firma del decreto salvacliniche da parte di D’Alfonso?
«Non c’è del marcio in Danimarca, è tutto normale perché la Regione, a partire da giugno e poi anche a ottobre, ha lavorato sui nostri dati scaturiti da accordi sindacali e finalizzati a salvare tutti i posti di lavoro. Quindi è normale se la nostra richiesta è datata 4 gennaio, consegnata al Comune il 7 e protocollata l’11, lo stesso giorno della firma del decreto»
Passiamo a Villa Pini, clinica storica finita nella bufera e oggi svuotata. Perde i suoi 142 letti, che vanno a Villa Serena, Pierangeli e Spatocco, ma salva i posti di lavoro. Che fine farà?
«Una premessa è d’obbligo per fare chiarezza una volta per tutte: il decreto Lorenzin impone degli standard che si basano sul rapporto tra volumi di attività e qualità delle prestazioni che Villa Pini non ha, e non per colpa nostra. Le ricordo che il 4 luglio del 2012 la Regione tagliò il numero dei letti portandolo al di sotto degli standard, noi impugnammo il decreto vincendo al Tar, ma la Regione si è appellata e, nel 2015, ha vinto a sua volta al Consiglio di Stato. Tutto ciò per dire che mai e poi mai avremmo fatto in tempo, entro il 30 settembre del 2016, ad adeguare Villa Pini agli standard richiesti. Quindi abbiamo dovuto fare una scelta, una difficile scelta, perché l’unico modo per non perdere nessuno, ma proprio nessuno, dei 170 posti di lavoro, era quello di far girare e quindi trasferire il 142 posti letto nelle altre tre cliniche».
Ma ora che Villa Pini è stata svuotata di 142 letti sarà venduta al miglior offerente?
«Villa Pini non morirà, anzi andrà avanti con circa 300 posti letto in totale per la psicoriabilitazione, la riabilitazione post ospedaliera (220 posti) e una residenza sanitaria assistita, tutte attività che non debbono sottostare alle regole sempre più rigide verso la sanità privata».
Chiariti il giallo Spatocco e l’enigma Villa Pini resta da far luce sull’appunto che compare nel documento consegnato al Comune che pubblichiamo in alto. Chi e perché ha aggiunto a penna la parola “sindaco” e una data, 20 gennaio? La risposta arriva dal Comune: «Perché il 20 gennaio, giorno del Consiglio comunale sulla sanità, l’atto della Synergo è stato consegnato a Di Primio». Mettiamoci l’anima in pace.

