Villaggio del fanciullo Stop all’affare dei palazzi

L’edificio di San Salvatore abbandonato: 4 anni fa una società si fece avanti per costruire 150 appartamenti ma adesso l’accordo con il Comune è saltato
CHIETI. Gli scatti di una macchina fotografica, opera di Carlo Di Primio, hanno avuto il merito di riaccendere i riflettori sul degrado del Villaggio del fanciullo dedicato a monsignor Giuseppe Venturi. Nato nel Dopoguerra per iniziativa di don Ugo De Simeonibus, l’edificio storico è abbandonato ed è stato distrutto dai vandali: piscina piena di acqua sporca, aiuole con l’erba alta e vetri e arredi spaccati. Nella stessa zona di San Salvatore, un progetto privato di 4 anni fa per costruire palazzi con 150 appartamenti è arenato: un affare finora andato a monte. Tra degrado e progetti sfumati, resta infranto il sogno di don Ugo che portò avanti la sua missione raccogliendo ragazzi orfani o in gravi difficoltà familiari per dare loro un’educazione, un mestiere e un futuro proprio in quel luogo di San Salvatore. Le foto del Villaggio del fanciullo abbandonato, pubblicate ieri dal Centro, hanno avuto una vasta eco anche con servizi televisivi e su internet a dimostrazione che si tratta di una ferita per la città e anche alla memoria di don Ugo che dedicò la sua vita agli altri: il parroco si impegnò per costruire altre strutture e dare ospitalità alle famiglie e offrire loro un luogo per «formare le coscienze e ritrovare la serenità», così diceva, ma lo fece indebitandosi al punto da non reggere più l’impegno e dovette cedere tutto poco prima della sua morte.
Ma cosa è accaduto dopo e perché la struttura è sprofondata nel degrado? A dare conto della situazione attuale è l’assessore all’urbanistica Mario Colantonio: «Bisogna distinguere tra due situazioni differenti che interessano quella parte del territorio comunale», dice, «c’è lo storico edificio, dove don Ugo fece nascere la città dei ragazzi, che è ancora di proprietà della diocesi; poi, c’è tutta la parte nuova, realizzata ma non ultimata dallo stesso sacerdote, che risulta abbandonata e che è stata ceduta a un gruppo di imprenditori costituiti in una srl chiamata appunto Villaggio del fanciullo». In base alla visura della Camera di commercio, la società fondata nel 2007 con 10mila euro di capitale sociale è «inattiva». «Prima», continua Colantonio, «in quegli spazi era stata attivata anche una discoteca. Con la Villaggio del fanciullo srl c’è stata un’intesa a livello comunale per la realizzazione di un insediamento abitativo di 150 appartamenti, con la realizzazione di una piscina e di un campo sportivo da mettere a disposizione della città. Nel progetto erano anche coinvolte associazioni ecclesiastiche. Tutto questo risale a 4 anni fa. La situazione odierna è che la concessione è scaduta senza che sia stata onorata dalla società in parola». Fin qui le precisazioni dell’assessore Colantonio che non rassicurano di certo sul futuro della zona. Resta il degrado con i tanti segni di devastazione che oggi tornano all’attenzione della città e che non possono più essere ignorati. Chi ha l’obbligo di intervenire lo faccia al più presto, non fosse altro per il rispetto che si deve alla memoria e al sacrificio fatto da don Ugo De Simeonibus per dare vita al Villaggio del fanciullo.
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